La conoscenza più grande

Tv.manipulation(1)Viviamo in un mondo dove le persone che vi abitano appaiono sostanzialmente come strutture ricettive capaci di assorbire dati in quantità astronomica; possono quindi essere formati in base alle informazioni che assorbono e diventare in questo modo strumenti di guadagno e potere per chi è ha conoscenza di alcuni piccoli segreti. Questo movimento risale ad epoche antiche: già durante l’imperialismo vi erano strategie di controllo, quelle che oggi traduciamo con terminologie analitiche, in grado di muovere le masse a scopi politici. La nascita delle religioni, l’uso politico dei contenuti sacri e la continua propaganda ego-centrata su di una figura che rappresentasse Dio in terra, ha portato miliardi di esseri umani a plasmarsi in base a ciò che assorbirono dall’esterno, anche per mezzo di propagande terroristiche e l’induzione coatta di formule comunicative di massa. All’apice di questa corsa sfrenata verso ciò che potesse garantire il controllo ci fu l’invenzione del televisore, lo strumento che più di tutti rappresentò l’antidemocrazia del potere, il più alto piedistallo di visione e controllo che l’uomo potesse mai creare.

La differenza tra cultura e conoscenza

libriDa questa visione nasce una profonda riflessione che vede un’enorme fetta della popolazione mondiale sotto una cappa di informazioni capace di produrre l’illusione di possedere una qualche forma di conoscenza. In realtà tutto ciò che viene indotto dall’esterno attraverso l’istruzione, i media e quant’altro non ha nulla a che vedere con la conoscenza, perché essa si può acquisire soltanto dopo aver fatto spazio interiore, cioè dopo aver rimosso ogni cosa ascoltata, letta da qualche parte o assorbita tramite le immagini proposte dal sistema.
Se consideriamo la scuola, così come viene proposta dalle istituzioni, come un approdo da cui assorbire conoscenza, siamo caduti in un tranello. La scuola non aiuta a sviluppare gli organi sensibili che permettono la conoscenza, ma si limita a formare eserciti di persone ai quali viene assegnato un posto, un numero e un nome. Le grandi menti rivoluzionarie hanno usato la scuola senza farsi usare da essa: successivamente hanno dimenticato tutto e cominciato un nuovo processo conoscitivo basato sull’esperienza diretta, tramite l’osservazione dei fenomeni mutevoli, l’intuito, la concentrazione, i sensi, tutto ciò che per natura abbiamo a disposizione come “strumenti di conoscenza”.

L’importanza di risolvere i conflitti

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Timothy Hutton, protagonista di “Gente comune” (1980, regia R. Redford), con lo “psicanalista” Judd Hirsch, che aiuta il ragazzo a uscire dai sensi di colpa di essere sopravvissuto al fratello.

Questi argomenti oggi vengono affrontatati sulla rete internet in maniera quasi maniacale. Distinguere il vero motivo che ci spinge ad una ribellione è il nucleo dal quale si sprigiona la forza creativa, quella che ci permette di individualizzarci all’interno di questo magma di corpi senza forma. Per lo più le forme di protesta nascono da un conflitto interiore che non ha nulla a che fare con l’attivismo partecipativo di ordine socio-politico. Il vero conflitto riguarda il rapporto con le figure genitoriali da dove passa conseguentemente l’antico flusso delle nostre radici sistemiche; la reattività che ci spinge a manifestare il nostro dissenso sul piano sociale dovrebbe prima essere ripulita dai blocchi psicologici e quindi sistemici. Successivamente un nostro intervento sul piano politico e sociale avrebbe di certo tutto un altro peso e non si limiterebbe ad un inutile manifestazione di protesta, che ovviamente paleserebbe una “manifestazione” dell’intimo rapporto con le proprie figure genitoriali.

Una trappola… per topi
trappola_topiPossiamo di certo avvertire qualcosa che non va esattamente come dovrebbe, possiamo sentire che siamo vivi, ma nello stesso tempo accorgerci che non stiamo vivendo la nostra vita ma rappresentando qualcos’altro, qualcosa che non ci appartiene, che abbiamo “indossato” perché qualcuno ci ha detto che così facendo saremmo sopravvissuti. Possiamo addirittura accorgerci che le nostre scelte sono le scelte di qualcun’altro che, a sua volta, non ha potuto scegliere perché escluso o ritenuto pazzo. Alla base di tutto ciò si percepisce la paura più grande: la paura di non farcela, di cercare continuamente ricovero attraverso le formule di omologazione che trasversalmente ci fanno sentire accettati e innocenti, al sicuro all’interno di un sistema che non vuole liberarci ma controllarci. E’ una trappola per topi.
creative.mindQuei pochi che ce l’hanno fatta li definiamo persone di successo, soltanto perché hanno fatto quello che un essere umano naturalmente dovrebbe fare: e cioè sviluppare il proprio potere creativo e riversarlo attraverso i propri talenti su un progetto che abbia come punto di forza il bene comune, che possa contribuire alla crescita e non alla distruzione.
Purtroppo la creatività – come ci ricorda Matthew Fox – non viene sempre usata a scopi benefici; spesso e volentieri viene canalizzata per creare formule di controllo e potere: le più grandi invenzioni del secolo sono state oggetto di propaganda e funzionali ad una creatività pilotata da chi deteneva il potere. Questa è la grande crepa sul muro che ci fa apparire vacillante il mondo degli uomini, pronto a crollare da un momento all’altro; due forze opposte che hanno la stessa natura creativa ma che operano per scopi contrapposti, come due eserciti che si trovano faccia a faccia sulla stessa linea di confine: siamo di fronte uno dei più grandi enigmi dell’intera umanità, lo scontro epocale tra il bene e il male.

Un prezzo da pagare
Come uscire da tutto ciò? E possibile uscirne, ma soltanto pagando un prezzo che gli esseri umani, oramai condizionati e assuefatti al sistema, vedono come la perdita delle loro sicurezze, come una forma di rinuncia verso ciò che si alimenta attraverso il desiderio.
verso l'infinitoIl processo che ci permette di staccarci da tutto ciò passa attraverso la più alta forma di conoscenza quella che il Buddha chiamava bhavana-maya panna, che a sua volta per realizzarsi passa attraverso altri due tipi di conoscenza: suta-maya panna (la saggezza ottenuta ascoltando altri) e cinta-maya panna (la saggezza ottenuta dal proprio pensiero), che rappresentano la parte embrionale della conoscenza e sono funzionali ad una trasformazione integrale della coscienza, anche se non ci permettono di raggiungerla nella sua completezza.
Siamo dunque arrivati ad un punto centrale del nostro viaggio che ci permette di vedere non solo il nucleo della causa ma anche il suo effetto e quello che genera dentro e fuori gli esseri umani. Questa pestilenza dominante, che si regge sulle fondamenta dell’ingiustizia e indebolisce la struttura creativa del carattere umano, si chiama ignoranza ed è al centro del condizionamento più grande, quello che ci fa girare sulla ruota del criceto.
fiumeQuante persone credono di sapere ma non sanno? L’intelletto rumina come le mucche al pascolo, digerisce i concetti e li etichetta facendoli propri ma senza conoscerli dall’interno, si alimenta di una conoscenza basata sul sentito dire senza partorirla da sé attraverso un processo ben più difficile che cerca di evitare in ogni modo possibile.
Per capire meglio di cosa si tratta dobbiamo immedesimarci in un viaggiatore il quale, arrivato di fronte al grande fiume e desideroso di attraversarlo, comincia a correre lungo l’argine, lo osserva e lo continua ad osservare immaginando come potrebbe essere la vita al di là di esso. E su questo immaginare si riempie di concetti e di fantasie sfrenate continuando la sua inutile corsa lungo l’argine. Soltanto chi scende nel fiume e lo attraversa può conoscere la verità del fiume e soltanto conoscendolo da dentro è possibile attraversarlo. Questa è la più alta forma di conoscenza, Bhavana-maya panna.

L’importanza dell’esperienza diretta
La bellezza di questi concetti è che possono essere uniti insieme ad altri che hanno come radice comune la stessa forma e cioè quella che si produce dall’esperienza diretta. purificazioneNei testi sacri e nella letteratura sapienziale troviamo  indicazioni molto precise sulla via che ci porta oltre questo stato di sofferenza, legato alla materialità e all’identificazione con la mente egoica: in ognuno di questi testi ci sono dei punti comuni che ovviamente devono essere identificati e uniti insieme per rafforzare in noi l’aspetto emergente di bhavana-maya panna, la conoscenza esperienziale. Ogni iniziato deve poter riconoscere queste mappe invisibili perché sono le tracce lasciate da chi prima di noi ha percorso il nobile sentiero della purificazione. C’è soltanto un’unica verità e questa sopraggiunge nel momento in cui ci facciamo portatori del rischio che si corre nell’atto di attraversare il grande fiume. Attraversando questo processo siamo destinati ad arrivare molto in alto; la sapienza che è la più alta forma di conoscenza e cioè la saggezza che emerge dalla conoscenza esperienziale, ci permette di vedere l’immagine per intero e quindi partorire l’opera d’arte, la quale ci inchioda all’eternità, la via senza tempo.

Il cammino della conoscenza
Abbiamo detto che la conoscenza può essere racchiusa in tre grandi forme e soltanto una di queste tre è la conoscenza più grande quella che passa attraverso l’esperienza diretta.
La prima di esse ai tempi del Buddha veniva definita in lingua pali suta-maya panna. Questo tipo di conoscenza riguarda l’aspetto superficiale, l’indottrinamento che passa attraverso gli organi di sistema, ma anche ciò che per sentito dire facciamo nostro e successivamente ripetiamo come se veramente ci appartenesse.
Changchun.Temple.Master.and.disciples.painting.0316Ovviamente anche questo tipo di conoscenza nasce dall’esperienza, ma si tratta dell’esperienza di uno soltanto che successivamente, raccontando il proprio vissuto ha lasciato che questo si spargesse nel mondo. I veri maestri ci spingono a fare l’esperienza diretta, non vogliono convincerci che quello che loro dicono sia vero, al contrario ci dicono di provare personalmente per sviluppare quel tipo di struttura psichica indispensabile a muoverci nel mondo. Questo mondo invece sembra reggersi sulle prime due forme di conoscenza, suta-maya panna e cinta-maya panna: quest’ultima al contrario della prima ci spinge ad approfondire per mezzo dell’intelletto, una forma di conoscenza analitica che presume di aver compreso soltanto perché scesi leggermente in profondità attraverso lo studio e l’interpretazione soggettiva. Da qui nasce la grande onda dell’intellettualismo filosofico che ha travolto l’occidente negli ultimi cento anni.
Ogni formazione accademica, ogni certificato che abbiamo ricevuto dal mondo degli uomini è soltanto un aspetto superficiale della vera conoscenza. La pratica diretta può confermare i nostri talenti, ci sono guaritori ovunque, molti dei quali appaiono come mendicanti. La conoscenza intellettuale ha trovato terreno fertile in questo mondo governato dalle leggi della mente condizionata; abbiamo saputo vestire questo tipo di conoscenza arricchendola con orpelli e gioielli per farla apparire preziosa e potente. Abbiamo dato ad essa una forma standard così da poterla riconoscere e con la parola abbiamo falsificato i contenuti attraverso un linguaggio forbito. Il risultato sembra essere nelle mani dell’industria farmaceutica, dell’istruzione di sistema e della moda consumistica. Tutto così superficiale perché sorretto da una conoscenza superficiale, un sentito dire che poi viene ripetuto come fanno i pappagalli.

Le parole del Buddha
Per fortuna l’intera umanità ha ricevuto in dono le parole del Buddha che per più di quarantacinque anni predicò nelle regioni dell’India. BuddhaCosì che oggi possiamo contemplare questa saggezza che è espressione della più alta forma di conoscenza: “Accettate le mie parole solo dopo averle esaminate e verificate, non dovete accettarle solo per la considerazione che avete di me. Coloro che hanno fede in me e mi sono affezionati non perverranno alla liberazione finale. Invece perverranno al risveglio coloro che hanno fiducia nell’evidenza e sono determinati a percorrere la via”, e ancora dice nell’Anguttara Nikaya, III – 65: “Non fatevi influenzare da mirabolanti racconti, né dalla tradizione, né dal sentito dire. Non fatevi convincere dall’autorità dei testi religiosi, né dalla mera logica o dalla supposizione, né dal piacere della speculazione intellettuale, né dalla plausibilità, né dall’idea ‘questo è il mio maestro’. Invece, dopo averle attentamente esaminate, accettate soltanto quelle cose che avete sperimentato e trovato giovevoli e lasciate perdere, invece, le cose che presentano caratteristiche insane”.
Nessuna scuola potrà mai sostituire il “sentire diretto” che produce conoscenza: l’odore che è odore, il colore che è colore, il suono che è suono, il dolore che è dolore, il piacere che è piacere, il nulla che è nulla, l’amore che è amore. Da questo flusso vitale che ci attraversa scorgiamo l’unica verità universale e indelebile: “Tutto nell’esistenza è vita, tutto si trasforma, niente permane”.

Maurizio Falcioni
Ricercatore indipendente, dopo 10 anni di terapia analitica, ha approfondito numerosi metodi terapeutici. Svolge incontri di gruppo utilizzando come base le costellazioni familiari. Il suo lavoro è finalizzato all'osservazione delle cause del trauma nella sfera perinatale e sistemica. I suoi link: *https://mauriziofalcioni.wixsite.com/mauriziofalcioni/partecipa-agli-eventi *https://mauriziofalcioni.wixsite.com/mauriziofalcioni/consulenza-di-aiuto-counseling