L’ultimo viaggio di Claudio Abbado

In ricordo di un grande Maestro

L’ultimo viaggio di Claudio Abbado

Come hanno detto i suoi figli, è partito per un viaggio misterioso. In una dimensione dove forse sarà immerso nella musica del silenzio

L’ultimo Requiem. Così risuona il titolo di una trasmissione trasmessa dalla Televisione Svizzera Italiana, lunedì sera 20 gennaio, per ricordare l’appena scomparso maestro Claudio Abbado. Si trattava del Requiem di Mozart che il Maestro aveva diretto a Lucerna nel settembre 2012, e del quale è disponibile anche la registrazione su Youtube (indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=2nE5TaRcs9A&list=PLEVfEItA1-VbgnW--DmfNn5TtMT_R9DrM&index=1). Molta emozione, nell’ascoltare quelle note, che riempivano l’aria del grande auditorium. Al termine, un lungo silenzio, dopo quell’accordo conclusivo; un accordo vuoto, senza la quinta, pieno di tensione drammatica. Un silenzio poi esploso in un fragoroso applauso. claudio-abbado-mortoUn primo piano sul viso di Claudio Abbado, visibilmente sofferente, nel quale era impossibile non distinguere lo sforzo compiuto per dirigere quel capolavoro mozartiano. Un grande della musica che lascia questo piano fisico. Dopo aver dato davvero molto alla musica. La musica: quell’universo per definizione effimero. A differenza delle altre arti, è impossibile fissarla, cristallizzarla. Essa svanisce appena suonata, lasciando, appunto, il silenzio. Ma il silenzio può essere pieno di suoni; le stesse pause, nella musica, attimi di silenzio, ne fanno la bellezza, ne danno intensità, la rendono, nel suo equilibrio di tensione e distensione, di creazione e realizzazione di aspettative, qualcosa di sublime.
La musica risuona davvero in ogni parte di noi. Dona emozioni, sensazioni, e la sua percezione interiore rimane, anche dopo che l’ultima nota è stata fatta vibrare, e che il silenzio ha preso il suo posto.
La morte fisica è, in qualche modo, una sorta di silenzio. E’ qualcosa che finisce, che smette di risuonare. E’ un suono che si ferma, che lascia il posto, talvolta, al vuoto. E la morte di un grande musicista, che tanto ha dato alla musica, lascia sicuramente un grande vuoto in tutti noi. Sicuramente dopo la scomparsa fisica di Claudio Abbado la musica stessa è un po’ più povera. Ma la musica, come dicevo, non smette di risuonare quando l’ultima nota si è diffusa nell’aria. Continua in tutti noi, prosegue il suo cammino nei cuori, nelle menti di chi l’ha ascoltata, di chi l’ha saputa apprezzare.
E così è per la vita stessa. Essa, quando qualcuno lascia il corpo, appare davvero in tutto il suo aspetto effimero, in quell’equilibrio sottile che si rompe in un istante, in quella bolla di sapone che attende solo qualche attimo prima di frantumarsi. Un istante lungo tutta una vita: ma non meno evanescente. Una rottura, tuttavia, che non significa fine, ma soltanto trasformazione. Soltanto un passaggio verso qualcosa di differente. Un qualcosa che cessa di manifestarsi, ma per assumere nuove manifestazioni.

La sua musica continua in noi, che l’abbiamo ascoltata. Così è per la vita stessa. Un Maestro Zen, Thich Nhat Hanh, diceva che noi nasciamo ogni giorno in molte persone. In qualche modo, tutte le persone con le quali veniamo in contatto ci portano dentro di noi. L’incontro è fugace, può durare davvero un battito di ciglia, ma la presenza che rimane in noi non termina, ma continua, rimane.
In questo senso, Claudio Abbado è rinato tante volte, in ognuno di noi. E’ rinato in tutti coloro che l’hanno ascoltato, che hanno apprezzato la sua direzione ferma, che sapeva trarre dalla musica tutte le sue sfumature, che sapeva estrarre da chi lavorava con lui il meglio, in quella intensità espressiva che può trasformarsi in pura emozione, quell’emozione che rimane.
Abbado, quindi, continua a vivere in tutti noi che l’abbiamo apprezzato. Continua ad esserci, quando noi, solo per un istante, andiamo con la mente alle sue esecuzioni. E’ ancora lì, sul palco, a dirigere. La sua musica vibra ancora dentro di noi. E lui è qui con noi. In questi momenti, dove si tocca con mano l’impermanenza, dove vorremmo che tutto fosse permanente, si può ancora pensare alla dimensione Assoluta. Quella dimensione, per dirla sempre alla Thich Nhat Hanh, dove non si viene e non si va, dove non c’è un prima e un poi. La musica, in un certo senso, vibra in questa dimensione. Un’arte fatta di tempo, dove l’elemento ritmico – temporale è una sua caratteristica peculiare, risuona anche nell’assoluto, laddove tempo e spazio non ci sono, e tutto è qui ed ora. Entrando quindi in contatto con l’impermanenza delle cose, è bello percepire che,abbado_Marco_Caselli_Nirmal_F_057_1_104--400x300 se lasciamo per un istante il turbinio dell’incedere del tempo, esiste un punto, dentro di noi, che ci dice che il tempo non c’è, che tutto può essere simultaneo. In questo senso, quando un atto musicale è sublime, lo consegniamo all’infinito, a quella dimensione assoluta che dove è tutto simultaneità.
E così risuona la musica di Claudio Abbado. Oggi è tutto più facile, rispetto ad una volta. Oggi è possibile, a differenza che in altre epoche storiche, trattenere quell’espressione musicale, anche se solo in una copia, anche se solo in qualcosa che non potrà mai sostituire l’esecuzione originale. Ma è sempre bellissimo potere, con una semplice esecuzione registrata, aprire la porta al superamento di spazio e tempo, poter essere lì, con l’esecuzione stessa. Basterà quindi ascoltare un’esecuzione del grande Maestro per essere lì con lui, per riportarlo in vita, per toccare l’attimo, il nucleo di quella creazione artistica che ne ha decretato la profonda bellezza, la grande intensità. E che fa sì che questa sia sempre nel tempo presente.
Ed è proprio in quella dimensione assoluta che la nostra mente va alla vita dell’artista. Quella vita davvero dedicata alla musica, che è stata una sorta di chiamata interiore, fin dall’inizio del suo percorso in questa esistenza. Abbado ha, sin dai primi anni della sua vita, respirato musica. I suoi genitori erano musicisti, e in questo senso ha trovato tutte le condizioni per le realizzazione del suo grandissimo talento. Quel talento che, per potersi esprimere, abbisogna sempre di un ambiente adeguato, dove poterlo coltivare. Abbado questo ambiente l’ha avuto: un ambiente che, sin da subito, lo ha posto sulla strada giusta. Poi il suo talento ha fatto il resto. Portandolo, ancora in giovanissima età, a divenire un artista senza confini. Eh sì, perché, se in qualche modo l’artista può portare le sue radici, la sua provenienza, dentro di sé ovunque vada, è pur vero che le barriere, le frontiere, i confini sono estranei al gesto di creazione artistica, e che chi vive questo mondo deve sentirsi sempre, interiormente, cittadino universale, dove la musica è la sola vera patria.

Sin da giovanissimo Abbado respira quest’aria internazionale quando, poco più che ventiduenne, si trasferisce a Vienna, per seguire i corsi di Hans Swarowsky. Per ritrovarsi, poi, nel 1958, appena venticinquenne, a vincere il Concorso Koussevitzky della Boston Symphony Orchestra.
Il suo debutto come direttore sinfonico è avvenuto a soli 26 anni, a Trieste. Da questo momento la sua carriera è stata un’autostradaimg450_Claudio-Abbado.giovanejpg luminosa, fatta di successi, e di una crescente notorietà, che gli ha aperto le porte delle principali orchestre e dei più grandi teatri del mondo. Tappa importante è stata la sua conquista, a soli 30 anni, del Premio Mitropoulos della New York Symphony Orchestra, che ha permesso al suo nome di diffondersi anche fuori dall’ambito degli addetti ai lavori e di dargli quella notorietà che è stata, negli anni, sempre maggiore. Da questo momento la sua carriera è stata un innumerevole elenco di tappe, tutte importanti, di successi, di doni grandissimi che lui ha fatto alla musica. Momenti che l’hanno visto impegnato non solo come Direttore. Si può ricordare, ad esempio, nel 1978, un suo concerto, in cui ha, oltre che diretto, suonato il cembalo nella Chiesa di Santo Stefano a Venezia.
La sua vita artistica comprende tappe molto importanti, che hanno segnato il suo cammino umano e che, forse, hanno diviso la sua vita in diversi momenti. La prima è stata nel 1968, quando, a soli 35 anni, viene nominato Direttore Musicale del Teatro alla Scala di Milano. Direzione che conserverà sino al 1986, quando sarà sostituito, alla direzione artistica, da Riccardo Muti. Nello stesso anno 1986 viene nominato Direttore Artistico della Staatsoper di Vienna, terra dei Valzer, ma anche di Mozart e di altri grandi artisti. E, in qualche modo, enfatizzando quanto dicevo prima, sul fatto che un Musicista non ha confini, ma porta sé stesso ovunque, per un’Arte davvero senza barriere. Abbado manterrà l’incarico sino al 1992.
In quell’anno, un’altra tappa importante della sua vita: viene, infatti, nominato Direttore Artistico dei Berliner Philarmoniker. Spostandosi, quindi, nella Terra della Musica per eccellenza; quella Terra in cui la Musica si respira ovunque, dove dire Musica vuol dire affermare qualcosa di importante, e dove il Musicista è sempre trattato e percepito con un occhio di riguardo, e di grande rispetto e ammirazione.
Abbado giunge a Berlino in un periodo sicuramente importante per la Germania. Infatti, è da poco avvenuta l’unificazione tra Germania Ovest ed Est. C’è quindi desiderio di creare, o di ricreare, qualcosa di nuovo, anche nel campo musicale. E in questo panorama artistico di una Germania che si ritrova, i Berliner Philarmoniker giocano un ruolo importante. Manterrà la Direzione dei Berliner Philarmoniker sino al 2002. Da quel momento, Abbado si dedicherà con intensità alla direzione della “Chamber Orchestra of Europe”.
Nel 2003 inizia a collaborare con la Nuova Orchestra del Festival di Lucerna, al cui interno vi sono anche prime parti dei Wiener Philarmoniker e dei Berliner Philarmoniker. Con questa Orchestra Abbado dirigerà diversi concerti, riscuotendo sempre grandi successi.
Negli ultimi anni della sua vita ha fondato orchestre giovanili anche a Cuba e in Venezuela.
Il 30 agosto 2013 è stato nominato Senatore a vita dall’attuale Presidente della Repubblica italiana.
Ha concluso il suo cammino umano, in questa vita, a Bologna. In quell’istante è stato uguale a tutti gli altri, quando lasciano il corpo fisico. Consegnando al ricordo tutta la sua grandissima opera artistica, che lo rende, in qualche modo, vivo per sempre.

Ma, forse, la musica stessa è qualcosa che ha un’essenza, una vita propria. Forse nella dimensione assoluta esiste l’idea stessa di musica, di cui poi tutte le composizioni sono soltanto forme che cercano la perfezione di quell’idea. In questo senso, Abbado è stato uno strumento della musica, quel tramite che permette alla musica stessa di prendere forma, di venire, dal suo empireo di pura bellezza, sino a noi, sino al nostro mondo di forme imperfette, che cercano e tendono alla perfezione.
In tal senso, il grande Maestro ha saputo dare vita alla musica stessa. Ha saputo, dalla sua forma astratta, renderla concreta, tangibile. Ha saputo regalare, a chi l’ha ascoltato, a chi per un istante è entrato ed entra in contatto con una sua registrazione, tutta la bellezza e l’emozione di qualcosa che non finisce, ma che sa continuare per sempre, e che per sempre continuerà, anche quando tutto ciò che oggi è tra noi sarà solo polvere, affidata ai ricordi del tempo. Tutto è destinato a terminare, a concludersi. In questo momento l’impermanenza giunge a noi in tutta la sua forza, con tutta la sua intensità. Ci rendiamo conto che nulla è per sempre. Ma nella dimensione assoluta tutto rimane. Finiscono le manifestazioni, finiscono le forme, ma l’essenza delle cose resta. E mentre la forma fisica di Claudio Abbado è stata consegnata al ricordo, l’essenza della sua musica è ancora tra noi. E anche lui è qui con noi.
Forse starà facendo ancora grande musica. Forse, starà riposandosi da una vita in cui ha dato davvero molto all’arte e a tutti noi. Magari per prepararsi ad un prossimo divenire, dove ancora darà tantissimo a chi lo saprà ascoltare. O forse, per rimanere, su un piano più elevato, ad ispirare tanti nuovi talenti claudio abbado-3musicali, indirizzandoli verso la giusta strada, permettendo loro di trovare la forza e l’energia per coltivare il loro meraviglioso talento.
Ed è con questa immagine che voglio concludere. Non con la malinconia per qualcosa che è passato, che è uscito dalla nostra percezione fisica, ma con qualcosa che è ancora tra noi, di cui è finita solo un’effimera manifestazione fisica. Con l’immagine di un grande artista che non è morto con la sua manifestazione tangibile, ma che ancora è qui, che ancora dona, seppur in altra forma, i suoi gioielli musicali a tutti noi che li sappiamo percepire.
Nel dire, quindi, “Grazie, Claudio Abbado, per quello che hai fatto per la musica e per tutti noi che l’amiamo”, lo penso ancora tra noi sapendo che non smetterà di coltivarla dove è ora. Ed, anzi, liberato dagli orpelli della materia fisica, la potrà coltivare con maggior entusiasmo, potendo davvero entrare in contatto con la sua essenza, con quella musica pura che noi possiamo soltanto intuire, attraverso le sue forme; e che ora Claudio Abbado, invece, può percepire in tutta la sua bellezza. Auguri davvero, Maestro, per la tua evoluzione umana, grazie per quello che hai dato a tutti noi, ed arrivederci, perché sono sicuro che di arrivederci si tratta!