Tattoo: bellezza virale

I messaggi che ci arrivano dal sociale, spesso possono essere considerati virus o meglio memi. Memetica da meme. Ma che cos’è il meme? E’ un’informazione standard programmata che, giunta al cervello, influenza gli eventi in modo tale da creare altre copie di se stessa. La coscienza dell’individuo, infettata da questo messaggio opportunistico, devia l’innocenza dal reale. Osserviamo, per esempio, occhiali e acconciature: sono tutti uguali. Il meme è fine a se stesso (a differenza del gene che trasmette le informazioni biologiche). Gli stereotipi che la gente segue, senza soffermarsi a capire, sono un insieme di memi che, sin da piccoli, formano l’io del soggetto. L’uomo vive informazioni memetiche in maniera disfunzionale alla propria identità di natura. In questo mondo globalizzato quello che conta sono le etichette, ovvero i marchi per il gregge che, grazie alla televisione, ai giornali ed a internet, si espandono come un’epidemia. Ma il compromesso funzionale sta nel vivere esternamente i memi senza crederci: se si è fedeli al proprio Sé più profondo, nulla ci vieta di adattarci a qualsiasi scenario in qualsiasi scacchiera.

I messaggi del corpo attraverso i tatuaggi
Prendiamo ad esempio il fenomeno dei tatuaggi (termine di origine polinesiana che deriva da tatu, che significa marcare con segni, scrivere sul corpo). Sono diventati talmente diffusi tra i giovani che la vera trasgressione sembra essere il non averne. Ora, al di là della loro comprovata tossicità e potenzialità allergenica, possiamo affermare che Bird.Tattoos.35Tattoo-Inspiration-of-Animal-by-Dongkyu-Leeat-FY-Inksono negativi anche dal punto di vista psicologico. Propongono, infatti, messaggi non verbali che condizionano gli altri. Innanzitutto perché rivelano qualcosa della persona che li esibisce, magari anche in maniera sbagliata, annullando il fascino del mistero, che fa parte della seduzione. L’ostentazione di questi marchi, inoltre, sottopone una persona al giudizio degli altri, influenzandola e ponendola in uno stato mentale di inferiorità. Quindi, per seguire una moda, ci imprimiamo un marchio che ci danneggia e ci segna. Talvolta, invece, dietro al tatuaggio vi è il bisogno di ricreare il proprio corpo: soprattutto nei casi estremi, la necessità di ricoprirsi di segni dalla testa ai piedi può rivelare esperienze traumatiche, abusi sessuali o cure materne opprimenti. Il tatuarsi diventa un modo per reinventare se stessi, cacciare l’antica intrusione, riappropriarsi di ciò che è stato “rubato”. Allora, anche se ribellarsi completamente ai condizionamenti è impossibile, dobbiamo imparare a non subire, ma a strumentalizzare questi memi adattandoli a noi, imparando a sentire il nostro istinto senza cedere passivamente ai processi neurologici (o meglio neuro-illogici) del sistema.

Attenzione ai messaggi indelebili
Una delle peculiarità dell’estetica è, o dovrebbe essere, quella di piacere di più, di essere più affascinanti, più sicuri di sé e noi tutti sappiamo quanto ciò sia vero. Non c’è cosa però più affascinante di un che di misterioso. Giocare con il mistero. il-nome-dei-propri-cariCiò che non è detto esplicitamente è più seducente di un discorso dove tutto è specificato. Immaginarsi se è addirittura scritto o esposto! Avvantaggiare il prossimo comunicandogli, a priori, messaggi stampati sulla pelle è, a mio parere assolutamente negativo.
Ad esempio una ragazza è stata considerata di meno da quando ha impresso sull’avambraccio il nome “Gaetano”, un ragazzo che, in effetti, tre anni prima era il suo fidanzato, prima di andarsene con la sua migliore amica. Leggendo il marchio di fuoco di Gaetano (tipo mucca da allevamento), i ragazzi la evitano per scongiurare un sicuro rifiuto. E pensare che quando lei impresse il nome del fidanzato sul braccio non stava informando tutti che si chiamava Gaetano, ma stava esternando che, scritta sul corpo, la sua promessa era indelebile!. In quel modo comunicava che il corpo è potere o, meglio, era potere come quando i Maori inventarono il tatuaggio o come quando i Re taumasitting.bull.tattoo.111320turghi, secondo i racconti dei cronisti medioevali, li usavano per curare. Ma il corpo oggi non possiede questi poteri terapeutici; è un potere di suggestione, un potere sibillino.
Un altro tattoo addicted mi raccontò che si era fatto fare un tribale dietro la schiena e, durante un viaggio in una riserva dell’Arizona, era stato circondato da giovani della tribù indiana Cheyenne, che lo volevano aggredire in quanto la frase, riportata sulla schiena, avrebbe significato: Toro Seduto è una femminuccia. Chiaramente l’autore dell’opera aveva mischiato alcuni simboli casualmente, sortendo questo paradossale effetto!
Poi ci sono i casi dove, vuoi per l’imperizia del tatuatore, vuoi per la scarsa qualità dei pigmenti, si verificano le metamorfosi. D.B. anni 36 di Codroipo, in provincia di Udine, nel ’99 sfoggiava un lupo che ululava al chiaro di luna. wolf_tattoo_by_twyliteskyz.d4jf4l7Dopo essere ingrassata, con i contorni del disegno sfumati, il lupetto si è drammaticamente trasformato in una specie di tapiro e la luna in una sorta di chewing gum spiaccicato.
Un’altra volta il tatuatore, a causa di uno shock, fu colpito da morbo di Parkinson. Prima di interrompere forzatamente la carriera mi raccontò che alle persone che osservavano le sue opere veniva il mal di mare.
Una sera, su Rai3, un centrocampista della Lazio si vantò del suo diciannovesimo tatuaggio. Era un’immagine di Gesù che pregava, copiata dalla spalla di Beckham e fotografata su una rivista di gossip. Comunque non gli portò bene, poiché la domenica successiva la sua squadra perse in casa e Beckham, tra l’altro marcato da lui, fece due gol!

I tatuaggi estetici: qualche consiglio
butterflydtattoo-3d-tatoo-3-d-tatsNel caso dei  tatuaggi estetici il discorso cambia poiché, se fatti con garbo estetico, possono evidenziare pregi e minimizzare difetti, ma anche qui est modus in rebus; infatti ad una ragazze furono disegnate sopracciglia che trasformavano lo sguardo intenso in una sorta di ghigno satanico. Ad un altro, che si era fatto tatuare i capelli nella zona glabra della chierica, una volta deciso di raparsi a zero, era rimasta una sorta di papalina scura indelebile.
Cosa consiglierei dunque agli addetti ai lavori? Alle estetiste di mantenere un significato di ritocco estetico, carico tra l’altro anche di spessore psicologico (pensiamo alla ricostruzione cromatica del capezzolo dopo un intervento alla mammella).
Ai dermatologi, invece, di acquistare un laser in quanto, nei prossimi anni sono previsti più di 4 milioni di clienti pentiti, soprattutto quelli che vanno in spiaggia, con stampato il nome degli ex, o quelli che vanno a visitare le riserve indiane…
flower.tattoo.222x400A rinforzo di questo mio onirico ed ironico punto di vista, riprendo alcune citazioni del noto make up artist Paolo Pinna: «Non ci piacciono più le cose definitive e anche il tatuaggio è diventato una responsabilità troppo grande. Siamo più che mai nell’era del consumismo e l’espressione “per sempre”, legata all’eternità del tatuaggio, non sembra più trovare spazio nel nostro vocabolario». Segni, simboli e immagini sono divenuti piatti e decontestualizzati: da segno distintivo ad uniformità di massa.
Comunque la moda tatuaggi, perché di moda si tratta, è destinata ad esaurirsi come tutte le altre. Infatti è tipico dell’adolescenza tatuarsi o farsi i piercing, è un modo per dire: “Io sono io, diverso dai miei genitori”. Fra qualche anno i ragazzi, vedendo i loro patetici genitori con tatuaggi sbiaditi e fori dilatati che ospitavano borchie luccicanti, si guarderanno bene dal riprendere quelle vetuste oscenità.

Il nostro corpo è una tela: non sfiguriamola!
Come sottolineato da Scripta medica in un lavoro scientifico pubblicato nel 2006, a differenza delle società tribali – dove il tatuaggio aveva lo scopo di distinguere i vari ruoli nei rapporti e nelle gerarchie di gruppo – oggi emergono principalmente le seguenti situazioni:
tribal.tattoo1) Raggiungere ideali di bellezza seguendo i dettami della moda del momento.
Io dico: finita la moda il tatuaggio in che cassetto lo infilo?.
2) Esprimere diversità dalla massa.
Io dico che la moda tende invece ad omologare i comportamenti, rendendo tutti simili nel voler essere diversi.
3) Rappresentare un forte impegno con se stessi a ricordare un’esperienza, un amore o una persona per tutta la vita.
Io dico che la vita scorre e bisogna guardare avanti. E poi, se la persona era così importante, che bisogno c’era di incidersi un pro-memoria per ricordarsela?

L’impero dei segni
Il corpo dunque visto come ultimo residuale impero dei segni: un corpo al contempo svalutato e reso ultimo baluardo di un’identità debole, da rafforzare attraverso un proliferare di ”altro”.

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Il tatuaggio da sera di Beyoncé.

Anche se formalmente alcuni sono molto belli, i tatuaggi lasciano il sospetto che il corpo, da solo, non sia più in grado di esprimersi. Diceva il poeta Ghiannis Ritsos: ”La vita è una lunga ferita dell’inesistenza”. Ebbene, il tatuaggio decora, sulla viva pelle, questa ferita di senso.
Insomma questa indigestione di tatuaggi, soprattutto fra i giovani, evidenzia un forte bisogno di apparire e distinguersi, con il rischio finale di seguire l’impulso del momento e ritrovarsi dopo qualche anno un marchio che non piace più.
Ma le conseguenze di questa globalizzazione non coinvolge soltanto i tatuaggi, anche gli effetti della bellezza standardizzata a cui assistiamo accendendo la televisione, sfogliando un giornale e anche passeggiando per strada, dimostra come la chirurgia estetica stia trasformando i corpi e i volti in un global brand a dir poco sconcertante. Ma se il nostro corpo è una tela, non sfiguriamola!

Umberto Borellini
Laureato in Farmacia presso Università di Trieste e in Psicologia presso Università Statale di San Pietroburgo. Specializzato in Scienza e Tecnologia Cosmetiche presso l’Università di Milano. È associato alla SICC (Società Italiana di Chimica e Scienze Cosmetologiche) dal 1989. Insegna cosmetologia presso numerosi master universitari (Roma Torvergata, Pavia e Palermo) e scuole di perfezionamento (SMIEM-SIME) ed è Direttore Didattico della scuola di estetica professionale BSA di Lugano. Ha pubblicato vari libri e articoli scientifici e divulgativi.