I colori dell’acqua e del fuoco

LE VIDEO-OPERE DI FABRIZIO PLESSI ESPOSTE IN QUATTRO MOSTRE

I colori dell’acqua e del fuoco

Quattro mostre permettono di accostarsi all'opera di Fabrizio Plessi, maestro italiano della videoarte, cogliendo aspetti diversi del suo percorso artistico: a Milano presso la sede della Banca Generali e presso il nuovo edificio IULM 6 della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM, a Venezia presso Ca' d'Oro e presso l'Arsenale

Nel 1938 il filosofo francese Gaston Bachelard pubblicava Le Psychanalyse du feu a cui facevano seguito nel decennio seguente: L'Eau et les rêves, L'Air et le songes e La terre et les rêveries du repos (pubblicati in italiano come: Psicanalisi del fuoco, delle acque, della terra e dell'aria), in cui analizzava i quattro elementi che nella cultura occidentale costituiscono i fondamenti della realtà, attribuendo loro una consistenza materiale che appartiene alla natura e una psicologica che appartiene all'immaginario umano. In questo senso individuava nell'acqua il simbolo del ciclo vitale e del principio del linguaggio e nel fuoco il desiderio di conoscere.
Fabrizio Plessi assume questi elementi, in particolare l'acqua e il fuoco, per fondere natura e tecnologia in un potente racconto metaforico.

Un'arte virtuale

Fabrizio.20Plessi.oscar.20da.20riz.202005.thumb(3)Nato a Reggio Emilia nel 1940, dopo gli studi artistici e la laurea nel 1962 all'Accademia di Belle Arti di Venezia, Fabrizio Plessi insegna pittura fino al 1990. Dalla fine degli anni Sessanta si interessa alle immagini virtuali e alle nuove tecnologie e sperimenta tecniche video, che raffina sempre più in stretta collaborazione con Carlo Ansaloni, nel laboratorio di Ferrara. Invitato ad esporre alla Biennale di Venezia del 1970 (e poi più volte richiamato) si impone sulla scena internazionale come uno dei più importanti video artisti italiani, con videosculture e videoinstallazioni accompagnate dal sonoro, usando come strumento privilegiato del suo operare quello che l'artista stesso definisce “il cangiante elettronico”. Nel 1985 la Rotonda della Besana di Milano gli dedica un'antologica, che rimane la prima mostra di videoinstallazioni ambientali in Italia. Nel 1990 la Kunsthochschule für Medien (Accademia di Arte e Media) di Colonia istituisce per lui la cattedra di "Umanizzazione della tecnologia", dove insegna fino al 2000.

Naturale artificiale e artificiale naturale
Le opere di Plessi mescolano materiali diversi – legno, ferro, pietra, corda, carbone e anche oggetti, bicchieri, barche, tavoli - a immagini digitali che riproducono gli elementi della natura in tutto la loro intensità ed energia: acque tranquille, limpide, impetuose, vorticanti, scroscianti; fuochi fiammeggianti, esplosivi, crepitanti, combusti, ardenti; sonorità possenti, primitive, archetipe, sacrali. Una natura che scorre nel suo movimento perpetuo sempre uguale e sempre diverso sugli schermi digitali, contenuta nella materia primaria o negli oggetti che le sono collegati, dove naturale e artificiale si mescolano e fondono in un'unica rappresentazione.
Le videosculture assumono a volte una dimensione ambientale, in cui il suono che accompagna la dimensione fisica dell'opera dilata lo spazio, circondando lo spettatore. I suoi lavori sono semplici nella loro percezione complessiva, composti da pochi e spesso grandiosi oggetti che combinano materiali naturali e virtuali, crendo un insieme spettacolare, che si  impone come presenza cosmica e umane, simbolica e psichica.
Le quattro mostre tematiche presentate contemporaneamente a Milano e a Venezia permettono di apprezzare soluzioni diverse nella scelta dei materiali, dei contenitori e dell'allestimento, pur nel solco del suo inalterato discorso artistico sugli elementi primordiali dell'acqua e del fuoco.

Blu come l'acqua, rosso come il fuoco
PLESSI-Digital Wall-2Già in Waterfire (2011) gli schermi posizionati dall'artista nelle finestre del Museo Correr di Venezia sul lato della piazza di San Marco proiettavano la metamorfosi continua dell'acqua e del fuoco che si trasformavano l'uno nell'altro, acqua che diventa fuoco e fuoco che diventa acqua, in un moto a spirale senza fine. Nella mostra Digital wall (2015), presso la sede della Banca Generali in piazza sant'Alessandro a Milano, acqua e fuoco scorrono su schermi piatti ad alta definizione, privi di cornice e di altri materiali, accompagnati dal fragore dei suoni naturali.
Sulla scalinata che conduce agli uffici, tre pannelli collegati verticalmente accolgono il pubblico con una colata lavica sinuosa, da cui si sprigionano rosse fiammate liquide e violacei vapori. Nei corridoi e nelle stanze degli uffici altre opere animano le pareti con immagini sonore in movimento: tra queste ci sono eruzioni circolari di un fuoco sotterraneo che prorompe qua e là da un suolo già pietrificato, nel colore blu-nerastro del magma raffreddato. Fulmini saettanti si scaricano nel profondo indaco di un cielo tempestoso. Tre grandi lettere di fuoco che bruciano componendo le lettere della parola ART su un fondo nero assoluto. O infine, tra le altre, due grandi vortici perfettamente rotondi, uno di fuoco e l'altro di acqua, che da quadri disposti su pareti contrapposte si fronteggiano, ruotando con un'energia lenta e armoniosa, quasi ipnotica.

Plessi "Foresta blu".

Fabrizio Plessi "Foresta blu".

Presso il nuovo edificio del campus milanese dello IULM (Libera Università di Lingue e Comunicazione) appena inaugurato Foresta blu,  un'opera architettonica realizzata mescolando elementi naturali e artificiali in una installazione solenne e scenografica composta da sei grossi tronchi d'albero, regolari nella loro forma cilindrica privata di fronde e radici, che sono sospesi al soffitto e scendono fino a terra riflettendosi su sei schermi piatti posati al suolo in cui scorre un'acqua impetuosa che sembra sgorgare dal loro interno come linfa. La sequenza dei pilastri lignei trasforma il grande spazio espositivo in una foresta di colonne che ricorda i possenti tempi egizi: un ambiente immersivo che avvolge il visitatore nel rimbalzo del sordo rombo acquatico.

Plessi. "Liquid life"

Fabrizio Plessi. "Liquid life"

Due suggestive installazioni legate al tema dell'acqua accolgono i visitatori a Venezia: alla Galleria Giorgio Franchetti Ca' d'Oro Liquid life è un'opera che percorre tutta la lunghezza del salone dello storico palazzo, attraversandolo con la versione digitale del blu acquatico che circonda la laguna, catturato dal lungo tavolo in cui scorre incessantemente, incorniciato da piani retroilluminati in giallo su cui sono disposti centinaia e centinaia di disegni che rappresentano il nucleo ideativo e progettuale dei suoi lavori. Un movimento ininterrotto turchino con bagliori elettrici - che è al contempo acqua, liquido amniotico, sogno, pensiero e creatività - circondato dal chiarore solare del pensiero razionale.

La barca simbolo del flusso
Alla 56sima Biennale di Venezia negli spazi delle Tese 94 dell'Arsenale gestiti dalla Fondazione Alberto Perruzzo, nel cuore dell’antica industria navale veneziana affacciato sul bacino d'acqua, Plessi presenta Liquid Light: un omaggio alla cultura marinara mediterranea che rischia di scomparire. Già in opere precedenti la barca, metafora di un mezzo che segue i flussi dell'acqua, del pensiero e dell'immaginazione, era stata il soggetto di maestose installazioni: come le rudi canoe de L'enigma degli addii (1999), le barche di fuoco sospese capovolte nella Loggia dei Mercanti a Milano in Prometeo (2003), le spettacolari versioni di Mari verticali di cui la barca esposta nella Biennale di Venezia nel 2005 ne era diventata il simbolo. In Liquid Light quattordici chiglie rossastre delle tradizionali barche isolane usate nella pesca a strascico recuperate a Maiorca dove l'artista trascorre gran parte dell'anno, rovesciate a terra e allineate in una lunga processione, compongono un monumento alla memoria di ciò che la Comunità Europea incentiva ad abbondare. La sonorità delle onde del mare (composizione di Michael Nyman) lo ricorda senza alcuna rappresentazione visiva, fuorché nella luminosità azzurrina dei neon che si diffonde nel buio delle Tese dall'interno delle imbarcazioni, simulacro di un'acqua immaginata ed evocata ma assente. Scrive Fabrizio Plessi: "L'arte per le sue misteriose e imprevedibili strade è anche questo: salvare una memoria storica altrimenti abbandonata e dimenticata sotto una coltre di indifferenza e di ignoranza".