I colori turbolenti di Jackson Pollock

I colori turbolenti di Jackson Pollock

La mostra Pollock e gli irascibili. La scuola di New York, a Palazzo Reale (Milano) fino al 16 febbraio, è l'occasione per ammirare il grande quadro “Number 27” del pittore americano, raffinato esempio della tecnica dripping di sua invenzione.001-Pollock-1942-Maschio-e-femmina
Il senso della mostra – prodotta da “24 ore cultura” e “Arthemisia Group”, curata da Carter Foster conservatore del Whitney Museum di New York con la collaborazione di Luca Beatrice - è di esporre quel gruppo di artisti di diversa origine e stile conosciuti con il nome di “Espressionisti astratti” e chiamati “Irascibili” dall'Herald Tribune in seguito della loro violenta protesta contro l'esclusione dall'esposizione sulla pittura americana, allestita dal Metropolitan Museum di New York nel 1950.
La mostra presenta Pollock, il leader carismatico, e gli altri 25 artisti del gruppo, la cui esistenza ribelle e rabbiosa fu segnata da alcune morti atroci: per alcolismo (Franz Kline), per suicidio (Arshile Gorky e Mark Rothko) e per incidente stradale (David Smith e lo stesso Pollock in preda all’ebrezza e all'autodistruzione). In questo contesto prenderò in considerazione solamente Pollock e il suo modo di dipingere con quella particolare tecnica di sgocciolatura del colore che lo rese famoso nel mondo.

Una vita insofferente
Pollock nasce nel 1912, ultimo di cinque fratelli di una famiglia contadina, a Cody nel Wyoming vicino alla tribù dei nativi americani Wadatkut, la cui influenza per le composizioni fatte con la sabbia riemerse nelle opere mature. Segue il padre nei suoi continui spostamenti tra l'Arizona e la California; adolescente inquieto viene frequentemente espulso dalle scuole per cattiva condotta e conclude gli studi artistici alla Manual Arts High School di Los Angeles, corrispondente al nostro liceo artistico. Si trasferisce quindi a New York dove entra in contatto con gli artisti residenti e viene incluso nel programma a sostegno degli artisti WPA (Works Progress Administration), cosa che gli consente di occuparsi solamente della pittura.
Artista controverso, la sua prima produzione avviene sotto il segno di un espressionismo dal forte gesto drammatico, in cui sono riconoscibili le influenze degli artisti coevi. Dai murales messicani da lui conosciuti frequentando un seminario di David Alfaro Siqueiros e assistendo alla realizzazione dei murales di José Clemente Orozco nell’edificio della scuola presso cui studiava, apprende il gigantismo e l’uso del colore puro. Da Pablo Picasso fa propria la frantumazione spigolosa dell’immagine per cui, come sosteneva l’artista andaluso: “Ogni atto di creazione è, prima di tutto, un atto di distruzione“. Dai Surrealisti assimila l’interesse per un linguaggio automatico che attinge all’inconscio senza mediazioni culturali e formali.
Nervoso, scattante, 002-Pollock-al-lavorogrande fumatore, dedito all'alcool e a un'attività frenetica, nelle prime opere Pollock cerca una sintesi tra astrazione e figurazione e, dopo aver intrapreso una analisi junghiana per vincere l’alcolismo, crea quadri simbolici che rappresentano l'espressione visiva del suo profondo, in cui trasferisce i pigmenti sulla tela direttamente dal tubetto o con larghe pennellate di colori corposi e possenti, intensi e contrastanti, sottolineati da contorni ora bianchi ora neri, che a volte impasta con “sabbia, vetri rotti o altri corpi estranei” per poi stenderli con “bastoni, cazzuole o coltelli” (secondo le sue stesse parole).
Sposa la pittrice Lee Krasner che diventa la sua mentore e con cui condivide una vita dedicata all'arte: il successo arriva attorno agli anni Quaranta, quando Peggy Guggenheim gli organizza la sua prima personale e da quel momento in poi lo sostiene con uno stipendio che gli permette di continuare le sue ricerche espressive.

Gocce di colori furiosi ed eleganti
Ma la vera svolta accade quando stacca la tela dal cavalletto, la distende a terra e vi sgocciola sopra i colori con una gestualità vigorosa, abbandonandosi al movimento impetuoso del corpo per esprimere l’energia furiosa che lo pervade. Il suo modo di dipingere coinvolgendo tutto il fisico viene battezzato dai media Action painting (pittura di azione) e lo sgocciolamento dei colori schizzati sulla tela camminandoci attorno o a volte sopra detto dripping (sgocciolante), diventa il suo marchio di fabbrica. Apprezzato dall'ambiente degli appassionati di arte contemporanea, il nuovo corso lo proietta nella fama e nel mercato dell’arte.
Carattere difficile, scontroso, portato alla depressione, Pollock lavora in uno stato di esaltazione vicino alla trance e produce opere in cui scompare qualsiasi senso di gerarchia compositiva, in cui ogni parte è fusa con il tutto, non ci sono zone emergenti o colori sovrastanti e la pittura assume una nuova dimensione bidimensionale priva di volume e di prospettiva. Si procura smalti sintetici e vernici metalliche industriali “Duco”, fluidi e di rapida as003-Pollock-1950-Number-27ciugatura, che schizza, sgocciola e rovescia sulla tela direttamente dalla lattina controllandone il flusso e componendo per strati successivi filamenti di colore addensati in grumi intricati, dai cromatismi raffinati e impetuosi, eleganti e vigorosi, vitali e musicali. In “Number 27”, presente in mostra (sopra), sovrappone strati di delicati colori beige, rosati, gialli pastello e arancioni chiari, mescolati a larghe zone energiche di nero e nobilitati da eleganti e metallici arabeschi d’argento.
Devastato dall'alcool e da una frenesia autodistruttiva, al culmine della popolarità Pollock si schianta con la sua macchina perdendo la vita a soli 44 anni.
Ed Harris gli ha dedicato un bellissimo film come regista e come attore, “Pollock. I colori di una vita”, dove interpreta la parte dell'artista statunitense che gli è valsa una “Nomination Oscar 2000” come miglior attore.