Matisse: i colori smaglianti

ITALIA E STATI UNITI RENDONO OMAGGIO AL GRANDE ARTISTA

Matisse: i colori smaglianti

La polifonia cromatica delle opere di uno dei maggiori artisti del '900 si può ammirare in due mostre contemporanee: "Matisse Arabesque", sul periodo centrale della sua attività, alle Scuderie del Quirinale di Roma e "The Cut-Outs", al MoMA di New York, sugli ultimi dieci anni di vita, in cui lavorò componendo ritagli di fogli colorati

006-Henri MATISSE a NizzaHenri Matisse dedica quasi tutta la sua lunga vita a cercare l'equilibrio perfetto tra lo spazio della composizione pittorica e la spazialità dei colori, fin da quando inizia a dipingere durante una lunga degenza a letto per una malattia che lo colpisce a ventuno anni. Le due grandi mostre permettono di cogliere l'intensità della produzione artistica nella sua completezza, dai primi lavori influenzati dalle avanguardie, all'acquisizione di uno stile inconfondibile che si mantiene inalterato in tutta la sua opera: nelle declinazioni più preziose, presentate a Roma, e in quelle dei papiers découpés, esposte a New York.

In cerca della luce
Matisse nasce primogenito in una famiglia di commercianti (1869 – 1954) a Le Cateau-Cambresis: una fredda e austera città nel Nord della Francia, centro industriale di filati pregiati. Nel 1891 si trasferisce a Parigi per studiare legge, ma presto abbandona l'impiego presso lo studio di un avvocato per studiare arte. Si iscrive a diversi corsi di pittura fino a quando trova soddisfazione negli insegnamenti di Gustav Moreau. La sua formazione è alto-borghese, è il meno maudit tra gli artisti: ama cavalcare, nuotare, ballare, suona il violino, viaggia e si interessa alle culture esotiche.

002-Henri MATISSE- I pesci rossi

Henri Matisse: "I pesci rossi".

Colleziona vasi, tessuti e oggetti provenienti da diverse parti del mondo, dall'Africa all'Oriente, e raccolti durante i suoi viaggi. Dopo i primi lavori, che risentono ancora delle sperimentazioni coeve, si stacca dalle avanguardie ed elabora uno stile personale per raggiungere “la sintesi vitale del quadro” e “l'intensità della luce” attraverso i colori.

Arabesque
Tante sono le fonti di ispirazione della pittura di Matisse, dalle collezioni di arte islamica e giapponese, ai viaggi in Algeria (1906), in Russia (1911) e in Marocco (1912), alla passione per i tessuti che gli fa apprezzare la ripetizione del motivo grafico che riempie lo spazio, sfruttando la relazione tra figura e fondo. Aristotele scrive che la natura rifiuta il vuoto, perciò evita di lasciarne delle porzioni vuote e Matisse organizza lo spazio dei suoi dipinti componendolo con campiture appiattite che annullano la profondità, elimina il fuoco visivo unico e distribuisce ogni singolo elemento sullo stesso piano, con un effetto 'tessile' in cui il disegno del vuoto conta quanto quello del pieno. Nel dipinto I pesci rossi (1911) l'equilibrio che si instaura tra i pesci rossi, le grandi foglie verdi, i fiori rosa e lilla, crea una composizione dinamica che sembra proseguire oltre lo spazio della tela, attirando lo sguardo in un movimento circolare continuo.

003-Henri MATISSE- Zorah sulla terrazza

Henri Matisse: "Zorah sulla terrazza".

In Zorah sulla terrazza (1912-1913), parte di un trittico, riserva l'arabesco all'abito e rievoca le atmosfere marocchine con un concerto di azzurri accesi da punti di rosso. Trentacinque anni dopo in Ramo di Pruno, fondo verde (1948) i fiori della tappezzeria si mescolano a quelli dei vasi, in un contrappunto di rosso e verde punteggiato da intersezioni gialle.
Nella raccolta dei suoi scritti e delle sue interviste si legge: “La preziosità o gli arabeschi non sovraccaricano mai i miei disegni, perché quei preziosismi e quegli arabeschi fanno parte della mia orchestrazione del quadro. (…) Voglio arrivare a quello stato di condensazione delle sensazioni che fa il quadro. Sogno un'arte di equilibrio, di purezza, di tranquillità, senza soggetti inquietanti o preoccupanti. (…) Credo che il mio ruolo sia quello di trasmettere calma, perché io stesso ho bisogno di pace”.

Lo splendore dei colori puri
Quando viaggia Matisse è sempre attento alla qualità luminosa, elemento fondamentale dei suoi colori, che trova implacabile a Tahiti, cristallina a New York, dolce in Provenza (dove vive metà dell'anno a partire dal 1921).

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Henri Matisse: "Ramo di Pruno, fondo verde".

“Il colore” diceva il suo maestro Gustav Moreau “deve essere pensato, sognato, immaginato” e in Matisse la tavolozza non è mai descrittiva, ma è espressiva, sensuale e smagliante; portando i colori alla massima intensità crea, con il loro contrasto e il loro accordo, una spazialità cromatica armoniosa che sembra emanare una luce interna al quadro.Dice: “Io esprimo la varietà luminosa cercando l'accordo tra le differenze di valore dei colori presi in sé e in correlazione. (…) È con un terzo colore che si fanno accordare gli altri due”. In Interno con fonografo (1934) ogni colore è accostato al suo opposto: al luminoso celeste del cielo e della parete fa da contrappunto l'arancione del pavimento, ai rossi del tappeto e della tovaglia si contrappongono i verdi del vassoio e della tenda, con un lussureggiante equilibrio in cui ogni elemento, ogni particolare riveste la medesima importanza.

Una sintesi felice
Costretto a letto o alla carrozzella dopo un intervento chirurgico che gli dona altri dieci inaspettati anni di vita, Matisse a settantacinque anni crea dei lavori straordinari ritagliando dei fogli di carta dipinti con la tempera Linel, che corrisponde agli inchiostri tipografici con cui le opere vengono poi stampate.

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Henri Matisse: "Interno con fonografo".

L'esposizione newyorkese ne mostra l'ineguagliabile libertà e scioltezza, sia nel piccolo formato che in quello gigantesco; se Polinesia, il mare e Polinesia, il cielo (1946), progettati per degli arazzi, sono a tre colori, con il bianco delle silhouette della flora e della fauna marina distribuito su un fondo a scacchi blu scuro e turchese, in Le mille e una notte (1950), che si sviluppa su tredici metri, la narrazione presenta un tripudio di colori che si richiamano l'un l'altro.È a tutta parete: Il Parrocchetto e la sirena (1952), che avvolge lo spettatore nell'atmosfera incantata di un giardino paradisiaco; mentre lo splendido bozzetto per la vetrata Notte di Natale (1952) celebra il sole con la luminosità gialla di una stella su un struttura a croce color lapislazzuli, alternata ai lati a riquadri verdi, gialli e magenta, con un'esuberanza felice sintetizzata dalle forme sinuose. Così Matisse può concludere la sua prolifica attività con la soddisfazione di aver ottenuto quello che voleva, dicendo: “Ho raggiunto una forma decantata fino all'essenziale”.