Mario Sironi: i colori cupi della dittatura

Una mostra al Complesso del Vittoriano di Roma

Mario Sironi: i colori cupi della dittatura

Novanta dipinti, bozzetti, grandi cartoni preparatori di pitture murali, riviste, illustrazioni, pubblicità e lettere permettono di percorrere le stagioni artistiche di Sironi, artista del regime mussoliniano, censurato per la sua appartenenza, dallo stile personale inconfondibile

Quali sono i colori celebrativi di una dittatura? Tonalità magniloquenti, glorificanti, eccessive? Non nel caso di Mario Sironi, artista di regime di cui la mostra di Roma racconta il cammino artistico attraverso alcune opere, scelte tra le diverse migliaia della sua immane produzione, tutte all'insegna di tonalità scure e drammatiche.

L'adesione al fascismo
Mario Sironi (1885 – 1961) nasce a Sassari in una famiglia di artisti; l'anno dopo la famiglia si trasferisce a Roma.

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Mario Sironi "Cavallo e cavaliere"

Terminati gli studi tecnici, si iscrive alla facoltà di ingegneria che presto abbandona per seguire la propriavocazione artistica: frequenta infatti la Scuola Libera del Nudo, dove incontra Boccioni che lo invita nel direttorio del movimento futurista, con il quale firma il manifesto L'orgoglio italiano, in cui si dichiara: “ITALIANI! Voi dovete costruire L'ORGOGLIO ITALIANO sulla indiscutibile superiorità del popolo italiano in tutto. Questo orgoglio fu uno dei principii essenziali dei nostri manifesti futuristi (...) quando primi e soli (...) invocammo violentemente (...) la guerra come unica igiene, unica morale educatrice, unico veloce motore di progresso”. Interventista convinto nel 1915, allo scoppio delle guerra, si arruola nel Battaglione Volontari Ciclisti, una unità para-militare con sede a Milano, e al suo scioglimento entra come volontario nel regio esercito, dove rimane sino alla fine del conflitto.

I colori scuri del Novecento
Nonostante la condivisione degli ideali politici del gruppo e la partecipazione nel 1919 alla Grande Esposizione Nazionale Futurista, Sironi è disinteressato all'idea di dinamismo, velocità e simultaneità ed è attratto piuttosto dagli ideali spirituali ed educativi perseguiti dal regime: “L'arte – dichiara - è un perfetto strumento di governo spirituale”.

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Mario Sironi: "Paesaggio urbano con camion" (1920-1921).

Nel 1922 partecipa al gruppo Novecento riunito a Milano attorno a Margherita Sarfatti, che aspira a una nuova classicità in nome della rinascita dell'arte italiana; la sua tavolozza è cupa e pastosa, illustra la modernità con uno stile epico e drammatico in cui il paesaggio, l'architettura, la macchina rappresentano le icone del tempo e i monumenti della civiltà industriale. Dipinge paesaggi urbani ammorbati dai fumi di imponenti ciminiere e periferie desolate: in Periferia (1920) i neri e i grigi sono accompagnati da ocra scuri, verdi petrolio e ruggine in Paesaggio urbano con camion (1920-21) l'ardita prospettiva metafisica della via, costeggiata da alte costruzioni nei toni terracotta illuminati da una luce fredda e radente, è animata non da una presenza umana, ma da un camion.

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Mario Sironi, "Periferia" (1920).

Del culto dell'antico Sironi interpreta il primordialismo, ispirato al robusto risalto plastico della scultura romanica dalla volumetria poderosa: rifiuta il decorativismo e l'abbellimento e raffigura la mitologia dei campi, del lavoro e della famiglia con uno stile inconfondibile: i personaggi dell'architetto, del pescivendolo, del pescatore, del contadino, la donna con la vanga e la famiglia sono quadri possenti, in cui i corpi statici e statuari sono simbolo del vigore fisico della nazione e raffigurano, anche nei colori severi, un'italianità austera che affonda le sue radici mediterranee storico-culturali nell'arte etrusca e medioevale.

004-MARIO SIRONI-bozzetti per FiatFiat costruttrice della nuova Italia.
Sironi tra le varie attività di illustrazione è incaricato dalla 'Fabbrica Italiana Automobili Torino' dell'ideazione di manifesti pubblicitari, che realizza a partire dal 1936: i suoi disegni sono possenti, architettonici e scenografici: Sironi trasforma le lettere della sigla FIAT in edifici di geometrica volumetria innalzati a conquistare il cielo, il cui bianco marmoreo è sottolineato da ombre rossastre su un fondo nero catrame, su cui spicca il nero lucente di un automobile.

Un'arte pubblica educativa
Nel 1932 Sironi è nominato coordinatore della 'Mostra della Rivoluzione Fascista', di cui cura l'allestimento architettonico, celebrativo del decennale dell'avvento al potere di Mussolini, illustrandone la storia dalla Prima Guerra Mondiale alla Marcia su Roma. E' in questi anni che il governo decide di sostenere le arti come principale veicolo dell'educazione delle masse dalle pareti degli edifici pubblici e Sironi considera questa modalità un'arte sociale in grado di “suscitare energie nazionali (…) e di potenziare l'anima collettiva del Popolo”.
Si legge nel 'Manifesto della pittura murale' (1933), firmato insieme a Carlo Carrà, Massimo Campigli e Achille Funi: “L'arte deve tradurre l'etica del nostro tempo. Deve dare unità di stile e grandezza di linee al vivere comune. L'arte così tornerà ad essere quello che fu nei suoi periodi più alti e in seno alle più alte civiltà: un perfetto strumento di governo spirituale”. 005-MARIO SIRONILa sua espressione di 'italianità' è rude, antintellettuale, solenne e grandiosa. L'Italia raffigurata nel cartone per l'affresco Venezia, l'Italia e gli Studi, per l'aula Magna dell'Università Ca' Foscari (1936-37) mostra una donna poderosa e imponente, quasi sgradevole nella sua rudezza, dalle forme squadrate e dal color grigio-pietra sottolineato da un incisivo contorno nero su fondo terroso.
Sironi si dedica alla decorazione parietale, ai mosaici, agli affreschi e alle vetrate, dove esprime tutta la sua energia creativa e ideologica con opere grandiose che a mio parere rappresentano il vertice della sua espressione artistica e la gloria maggiore: in mostra sono esposti cartoni e disegni preparatori per vetrate, mosaici e affreschi. Tra i lavori più famosi: la vetrata La Carta del Lavoro del Palazzo delle Corporazioni, (1931), in cui personaggi dalle forme possenti e statuarie rappresentano i mestieri, immersi in paesaggi industriali, tra arcate ferroviarie, ciminiere d’industria e stormi d’aerei in un cielo fosco.
L’affresco dell’Aula Magna dell'Università La Sapienza di Roma L'Italia tra le Arti e le Scienze (1935) mostra tutti i simboli della romanità affastellati con scabra retorica espressiva: l'Italia è affiancata dalle Scienze e dalle Arti, mentre nel cielo vola una Vittoria armata, i colori prevalenti sono declinati in gradazioni brunite.

006-MARIO SIRONI-L'Italia corporativa, 1936-1937

Mario Sironi "L'Italia corporativa" (193-1937).

Il mosaico La Giustizia fiancheggiata dalla Legge, che reca le tavole scritte, e da una figura giovanile, simbolo della forza, recante il Fascio con la Verità (1936) per il Palazzo di Giustizia di Milano, ha un impianto frontale: la Giustizia armata di spada è affiancata dalla Forza, dalla Legge e dalla Verità, mentre un'aquila romana troneggia su un capitello: le tessere musive a fondo ocra conferiscono risalto con le loro tonalità grevi ai volumi scultorei.
Nei disegni preparatori esposti in mostra i racconti si svolgono in una sequenza di momenti e di azioni disposti secondo una gerarchia di volumi e di grandezze come nell'arte medioevale, con un repertorio cromatico materico, terroso e pietroso; i corpi sono squadrati, la tavolozza dei colori alterna la sanguigna (gessetto rossastro-bruno) ai toni scuri, con sciabolate di luce bianca che scolpiscono i volumi.

I colori lividi della depressione
Della sua depressione molto si è detto, acuita nel Dopoguerra dalla disfatta dei suoi ideali, dall'isolamento sociale e da drammi familiari, tanto da fargli dire: "Speriamo davvero che dopo tante burrasche, tante tempeste, tanto bestiale soffrire (…) si arrivi lo stesso in un porto dove per questo misero cuore ci sia pace e silenzio". Apocalisse è dipinto nel 1961, con una voragine nera che sovrasta le figure pietrose indistinguibili dalle rocce o dai detriti di una umanità da cui si è sentito tradito.
Una malinconia cupa che si è mescolata ai toni vigorosi, virili e severi della sua tavolozza e ha illividito i colori che, pastosi e materici, si raggrumano sul quadro, le figure si disfano nelle pennellate che conferiscono colpi di luce in un corpus compositivo frammentato, quasi informale.