Wushu: guerra e pace

Le Arti Marziali e la salute

Wushu: guerra e pace

Le discipline cinesi non riguardano solo il combattimento, la capacità di attacco o difesa: quelle denominate Esterne aiutano a sviluppare la forza muscolare e la competizione, quelle Interne portano equilibrio e armonia e diventano uno strumento per superare i conflitti. E aiutano anche ad attivare una maggiore vitalità e a raggiungere un buon equilibrio psicofisico, agendo sulla salute dei sistemi corporei

Che l’attività fisica contribuisca ad un buon stato di salute è risaputo, ma col tempo si sono generate due diverse interpretazioni sul concetto di salute e di malattia e di come sopperire ai disagi derivati dalle condizioni ostili che ci impediscono di svolgere un'attività cosiddetta normale: il tutto dipende dallo spirito con il quale ci si pone di fronte alla vita e alle difficoltà che questa ci presenta quotidianamente.
sickNonostante la definizione data dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) “la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l’assenza di malattia e di infermità", nella realtà economica della nostra attuale società, tutto ciò che impedisce un’attività legata al lavoro o all’istruzione è considerato un impedimento da eliminare. E’ così che le malattie esantematiche così come gli stati influenzali oggi non sono più considerati dei momenti naturali di purificazione dell’organismo e di rinforzo del sistema immunitario, diversamente da quanto indicavano i medici di un tempo, in sintonia con la medicina tradizionale popolare. Anziché impiegare rimedi per alleviare i sintomi, senza impedire lo sfogo del processo infiammatorio, oggi s’interviene con l’uso di vaccini sempre più forti e dagli effetti collaterali sempre più importanti e pericolosi. Questo vale per tutte le patologie e tutti i farmaci, dagli antibiotici alle chemioterapie.

Il contributo di Hahnemann
Ad arginare questo processo degenerativo della medicina tradizionale diede un grande contributo Samuel Hahnemann, che nel XIX secolo dopo aver scoperto come gli effetti del chinino sulla febbre malarica derivava non dalla soppressione della stessa, ma dal fatto che il chinino produceva gli stessi sintomi e quindi sviluppava le difese naturali dell’organismo, sostanzialmente ipotizzò quindi che una serie di sintomi si potesse curare con la sostanza che in una persona sana avrebbe prodotto gli stessi. Egli definì allopatica quella medicina che aggrediva le malattie cercando di sopprimerle e omeopatica quella che usava rimedi simili ai sintomi per risolvere gli stati patologici.
homeopathy-tucsonInvece dei farmaci della medicina allopatica, Hahnemann sviluppò dei rimedi nei quali, dopo particolari trattamenti, nell’eccipiente idroalcolico non vi era più traccia della materia primaria, evitando così l’esposizione agli effetti collaterali, invece presenti nei vaccini della farmacologia istituzionale. I rimedi omeopatici agivano quindi più a livello energetico che chimico. E’ normale come queste vedute contrastavano con gli interessi speculativi dello sviluppo economico, soprattutto per le aziende chimiche farmaceutiche e comunque le esigenze di tutto il settore produttivo: la cura omeopatica richiedeva più tempo ed era anche socialmente più costosa, rimanendo quindi un fanalino di coda della scienza medica.
Questa visione distorta dello stato di malattia e di come affrontarla, deriva da una visione più globale che trae origine dalle città stato della Grecia; quando queste divennero troppo anguste tra le proprie mura, per un’equilibrata crescita demografica e sociale, le popolazioni iniziarono a muoversi soprattutto dai territori più impervi, seguendo la corrente dei fiumi, dei mari e dei venti, principali elementi di trasporto. Avvenne, di fatto, un profondo cambiamento socioculturale, si passò dal diritto matriarcale a quello patriarcale. La velocità divenne un fattore decisivo sia per il trasporto delle merci, sia per i conflitti, nacque quindi il mito dell’uomo forte e vigoroso come anche oggi possiamo vedere nelle statue greche e romane.

Il confronto tra Oriente e Occidente
Anche le Arti Marziali seguirono lo stesso processo di cambiamento. Normalmente il termine marziale ci riconduce a Marte. Nell’Olimpo dell’antica Roma era il dio della fertilità e dell’agricoltura - e quindi della primavera - protettore e per questo anche guerriero; solo in epoca successiva (I secolo a.C.) fu associato ad Ares, dio della guerra nella cultura ellenica, trasformando il significato del termine “marziale” in un qualcosa legato strettamente al conflitto tra gli uomini e che da allora è stato in tal modo interpretato, fino ai nostri giorni.
Anche in Oriente vi è stato lo stesso processo, anche se è avvenuto più lentamente e questo ha permesso di conservare ciò che da noi è stato irrimediabilmente perduto. In particolare, le Arti Marziali Cinesi sono state divise in Esterne ed Interne.

Simbolo wushu

La parola Wushu in cinese (Arte Marziale) è formata da due ideogrammi, che rappresentano una mano e un'alabarda.

Il termine Wǔshù sta per Arte Marziale, dove , marziale, è rappresentato da due ideogrammi che rappresentano una mano e un’alabarda, ora come il confine può rappresentare un elemento che divide piuttosto che unisce, anche la visione di questo ideogramma può variare a seconda del punto di vista. Le Arti Interne lo interpretano come la mano che impugna l’alabarda per combattere, quelle interne la mano che ferma l’alabarda per superare il conflitto. Le Arti Esterne, sono volte a sviluppare la forza muscolare e la competizione, anche il Qì Gōng (lavoro sull’energia vitale) è volto a sviluppare maggior vigore esterno, l’attacco è considerato la miglior difesa.
Chiaramente come avviene per le nostre attività sportive agonistiche, che è risaputo portano ad un invecchiamento precoce dato l’alto consumo di energia vitale, vi è anche l’esposizione a maggiori traumi, anche quando gli allenamenti vengono svolti amichevolmente. Le Arti Interne, invece, si contraddistinguono per la lentezza e l’armonia dei movimenti; il Qì Gōng si basa sulla meditazione, per sviluppare un maggior vigore interno volto ad una maggior crescita spirituale. La disciplina interna più nota è il Tàijíquán (Tai Chi Chuan) e la sua pratica è ormai diffusa in tutti i paesi occidentali e in molti ospedali viene prescritta a supporto delle terapie convenzionali.
tai_ji1Per la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) la malattia è uno squilibrio energetico e come tale va trattata con vari strumenti: a seconda della gravità della patologia, si interviene con l’agopuntura, il massaggio, la fitoterapia, ma mai per sopprimere i sintomi, che sono comunque una manifestazione energetica, anche se sgradevole e limitante. In ogni caso la prevenzione è il sistema prediletto, pertanto appena il paziente è nella condizione di praticare, viene indirizzato all’esercizio energetico e meditativo. La lentezza nelle pratiche interne è fondamentale nel processo di armonizzazione del corpo attraverso il movimento. La mente ha il tempo di rilassarsi e mettersi in contatto con la struttura fisica, studiarne quindi la forma e la correttezza dei movimenti. Sciogliendo le tensioni muscolari si favorisce una miglior microcircolazione energetica, la respirazione si fa spontaneamente più profonda e i tessuti tendono a riparare le conseguenze di precedenti traumi.

Usare tecniche non invasive
Le ultime scoperte scientifiche hanno fatto elaborare strumenti che agiscono con gli stessi sistemi, dimostrando così scientificamente l’efficacia dei meccanismi autoriparatori, che funzionano energeticamente oltre che con le comuni reazioni biochimiche. Tutta la vita, in questa attuale dimensione materiale organica, ci pone davanti ostacoli e l’atteggiamento primitivo ci porta ad affrontarli di petto, come la visione esterna della marzialità: sta a noi considerare l’eventualità di esperire una via alternativa, seguendo le indicazioni date dagli antichi saggi.

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Un'esercitazione di Tai Chi Chuan.

Le Arti Interne dal punto di vista marziale sono utili allo scopo, in quanto attraverso gli esercizi di coppia si impara ad usare tecniche non invasive per eludere forze che disturberebbero il nostro equilibrio fisico; il partner non è considerato un avversario da sconfiggere, bensì un amico con cui sviluppare assieme una maggior capacità di relazione anziché di reazione. L’educazione del corpo ad un movimento più armonico e spontaneo di relazione influenza anche il comportamento e lo stato emotivo, diminuendo di conseguenza lo spirito di aggressività.
Come tutte le arti interne, il Tàijíquán influisce globalmente sul corpo. L’attività muscolare è ridotta al minimo indispensabile per rimanere in equilibrio durante la pratica. Il movimento è promosso dalla struttura ossea portante e dalla sua forma in relazione alla forza di gravità. In questo modo ogni singola parte del corpo partecipa al movimento, con sempre maggior spontaneità. L’esempio che più si avvicina al movimento globale e spontaneo del Tàijí, è il movimento che si fa istintivamente quando s’incespica per evitare di cadere: nel Tàijí è come se si fosse in una continua ma misurata caduta. 4.1.1La respirazione si associa spontaneamente al movimento ed è in esatta misura con ciò che necessita. Questo permette un’ossigenazione ottimale di tutti i tessuti, soprattutto grazie al rilassamento che iniziando dai grandi muscoli motori arriva fino al rilassamento della muscolatura liscia, delle grandi arterie, degli organi, e del microcircolo. Tutto questo va ad avvantaggiare il sistema cardiovascolare che non viene trattato, come nell’aerobica, con il semplice allenamento del muscolo cardiaco, ma che prende in considerazione l’allenamento di tutto il sistema.
Agli effetti del movimento globale si unisce il vantaggio dato dall’allungamento muscolare, che avviene automaticamente col passaggio da una figura all’altra nell’esecuzione dell’esercizio in sequenza. Si riscontra quindi un pompaggio articolare che favorisce la lubrificazione e la vascolarizzazione delle articolazioni stesse. L’unione e l’interattività di queste tre dimensioni energetiche, producono un movimento che dà la percezione di come tutti i tessuti, al di là della propria consistenza, se inseriti in un movimento armonico, diventano un tutt’uno, così come il corpo nell’ambiente. enzimele-si-chi-ulLa sensazione primaria che si avverte è di come il movimento, rispecchiando la struttura del corpo, ci riporti all’immagine della spirale del DNA. La risultante del movimento nella sua globalità e la corrente prodotta, che si avverte come un flusso che coinvolge tutto il corpo, produce una stimolazione delle cellule nervose del midollo spinale, che vengono sollecitate ad una maggior vitalità.
Ciò che più è significativo e contribuisce ad un miglior stato di salute, è il coinvolgimento dell’attenzione mentale al proprio corpo e agli effetti generati dal suo movimento.
Nel gergo dell’alchimia interna taoista, il processo che si mette in atto si definisce: riequilibrio del corpo, del respiro, della mente, tanto che il Tàijíquán viene anche definito una meditazione in movimento.
E’ questo ultimo aspetto che dà il maggior contributo ad uno stato di salute ottimale, una mente a contatto e al servizio del corpo, non continuamente impegnata in pensieri sconnessi e dispersivi, trascinata in percorsi ambiziosi che la portano lontana dalla propria vera esistenzialità fisica e spirituale.
Le arti marziali interne diventano quindi un primo momento di riappropriazione delle proprie facoltà senza bisogno di strumenti accessori, di macchine; ci aiutano a considerare la vita e la natura una parte di noi stessi e noi stessi una parte di essa.
La figura del “nemico” viene quindi sempre più a ridimensionarsi, sia che sia un nostro simile, sia che sia la conseguenza sul nostro organismo di un nostro comportamento inadeguato con le leggi della natura. L'arma più potente che abbiamo a disposizione è dalla parte del nemico e lavora contro di lui, a sua insaputa. Per converso l'arma più potente che ha il nemico contro di noi ce la portiamo dentro noi stessi.