Il colore della felicità

A Milano, una retrospettiva su Marc Chagall

Il colore della felicità

Duecento opere tra dipinti, guache e bozzetti, esposti a Palazzo Reale in ordine cronologico secondo la successione storica e artistica della lunga e prolifica vita di questo straordinario pittore russo

Qual è il colore della felicità? Il rosa, si sarebbe tentati di rispondere, ma con Marc Chagall si scopre che sono i colori esuberanti e gioiosi accostati in un abbraccio affettuoso, come nelle sue opere più festose basate sul contrasto dei complementari - viola e arancio, giallo e blu, rosso e verde – perché, come ha scritto nelle sue memorie: “Tutti i colori sono gli amici dei loro vicini e gli amanti dei loro opposti”. Colori della felicità che si possono vedere, insieme a quelli drammatici del periodo della guerra e delle persecuzioni, nella prima retrospettiva completa realizzata in Italia, a cura di Claudia Zevi e Meret Meyer, a Palazzo Reale di Milano fino al 1° febbraio 2015.
Le sale della mostra scandiscono i momenti salienti della vita movimentata di Chagall attraverso 220 opere tra dipinti, guache e bozzetti, esposti in ordine cronologico secondo la successione storica e artistica della sua lunga e prolifica vita.

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"Sopra Vitebsk" (1914).

Una vita errante
Moise Segal ben Zacharias trascorre i suoi primi diciott'anni nella povera famiglia di stretta osservanza religiosa chassidica e di costumi tradizionali in cui nasce nel 1887, nel villaggio russo di Vitesbsk dalle case in legno colorato che torneranno in tutta la sua pittura. La sua formazione artistica inizia a San Pietroburgo, città il cui ingresso era consentito agli ebrei solo con un permesso speciale, dove si reca diciottenne e dove incontra come professore Léon Bakst, che con i suoi costumi e le sue scenografie dei Balletti Russi influenzerà tutta la pittura d'avanguardia dei primi del Novecento. Segue il suo soggiorno a Parigi nel 1911, dove la trascrizione del cognome lo trasforma in Marc Chagall, fino al 1914 quando torna al villaggio per sposare Bella e rimane bloccato dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Si reca a Berlino e nel 1919 ritorna in Russia, dove viene eletto Commissario del Popolo e Direttore dell'Accademia a Vitebsk e riceve l'incarico da Mosca per la decorazione murale del Teatro ebraico di Stato. Dopo alcuni dissapori sulla conduzione artistica, torna a Parigi ed entra in contatto con gli artisti delle avanguardie. Seguono numerosi viaggi, fino a quando nel 1941 si rifugia a New York in fuga dalla barbarie nazista che, insieme al doloroso lutto per la morte della moglie Bella, oscurerà tragicamente i colori delle sue tele. Infine dopo la Seconda Guerra Mondiale si trasferisce in Francia dove incontra la sua seconda moglie, conoscendo una nuova felicità e rimanendo fino alla morte, nel 1985.

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"Io e il mio paese" (1912).

I colori spirituali della meraviglia
Tutta l'opera di Chagall è un efficace mescolanza delle radici russe del villaggio natale, delle tradizioni popolari, del paesaggio e della formazione ebraica con i suoi simboli religiosi, i temi identitari, il tipico humour. Tra gli esempi importanti di questo percorso, scelti tra le centinaia di opere della sua ricca produzione, Io e il mio paese (1912), dipinto a Parigi, rappresenta la comunità del villaggio di Vitebsk, con uomini e animali che vivono in comunione e armonia: un'immagine in cui la memoria è trasfigurata nel sogno. I colori sono già fauve: l'artista si autorappresenta con il volto verde e un ramoscello in fiore nella mano, di fronte ha il muso sereno di una mucca al cui interno è dipinta una lattaia che sta mungendo sullo sfondo azzurro del cielo, il prato rosso scarlatto termina sullo sfondo con le case disposte ad arco, quasi a suggerire la curvatura della terra.

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"La passeggiata" (1917-1918).

Nei suoi dipinti i corpi delle creature viventi, persone e animali – la mucca, la capra, il gallo - fluttuano leggeri nel cielo privi di gravità, sopra le case, i prati e i boschi, in preda a incanto e stupore per un mondo di bellezza e di grazia.
In: Sopra Vitebsk (1914) si ritrae con la camicia verde muschio su pantaloni neri abbracciato a Bella, in abito ceruleo, mentre volano sopra il villaggio, dai tenui colori pastello.Due colori di grande serenità, il luminoso celeste pervinca dell'interno e il verde smeraldo del bosco incorniciato dalla finestra sono accostati in: Finestra con vista sul giardino (1917). Dello stesso anno un inno all'amore e alla gioia di vivere sorride ne: La passeggiata (1917-18), dove Chagall in completo scuro tiene la mano di Bella in abito ciclamino, che lievita in aria sospinta dalla gioia; attorno a loro la campagna di un intenso verde muschio tinge di questo colore anche le case del villaggio viste in lontananza, tra cui spicca la Sinagoga rosa chiaro, sul prato una tovaglia a fiori rosso vermiglio.
Il volto e la mano color bosco, la marsina porpora e il violino rosso geranio sono i colori del famoso Violinista verde (1923) che accompagnava i momenti festosi della comunità ebraica, sul fondo delle isbe di legno sopra cui vola lieve un bambino richiamato a terra dal padre.

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"Resurrezione in riva al fiume" (1947).

I colori del dolore
La crocefissione bianca, icona della vittima ebrea perseguitata, l'Ebreo in fuga, il villaggio in fiamme, il Rabbino che fugge cercando di salvare i rotoli della Torah, la caduta dell'angelo sono i quadri dipinti durante le persecuzioni e l'esilio, quando i colori si scuriscono e scompare la gioia. Un porpora denso e limaccioso, forse mescolanza del blu dell'acqua e del rosso del sangue scorre nel fiume che attraversa un paesaggio rosso incendio, da cui una umanità in fuga cerca scampo, sovrastata da Cristo crocefisso, considerato da Chagalll'ultimo profeta ebreo, in Resurrezione in riva al fiume (1947).

I colori della serenità ritrovata

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"La coppia sopra Saint Paul" (1968).

La ritrovata felicità è rossa, come ne: La danza (1950-52), dove una ballerina con il volto di mucca in rosso pompeiano suona un violino blu, mentre una ragazza verde muschio gli porge un mazzo di fiori, nel villaggio si festeggia la pace ritrovata con delle danze, due amanti abbracciati volano nell'aria e Chagall dipinge abbracciato a una gallina scarlatta; il fondo di un fragrante arancione promette felicità.
Come ne: Il trionfo della musica (1966), Il circo rosso (1956-1960) e ne La coppia sopra St. Paul, la nuova patria di Chagall, che può nuovamente dipingere gli amanti azzurri abbracciati nel cielo di de Vence (1968), accanto a un albero fiorito, con un sole tranquillo e un paesaggio rosso passione ai loro piedi.
Ha scritto Picasso: “Quando Matisse sarà morto, Chagall resterà l'ultimo da aver capito davvero i colori”.