Van Gogh in colori digitali

Van Gogh in colori digitali

Alla Fabbrica del Vapore (Milano) si può visitare fino al 9 marzo la mostra interattiva Van Gogh alive, allestita in un grande ambiente multiscreen, tramite la proiezione in alta definizione di alcune opere del pittore olandese: le immagini sono molto nitide nonostante la dimensione, grazie alla grafica multicanale del sistema Sensory4, e sono accompagnate da una colonna sonora amplificata da un suono surround come quello delle sale cinematografiche.

I quadri in movimento
Il Comune di Milano, che la promuove, dichiara di sostenere questa iniziativa in quanto è: “Un’esperienza visiva e divulgativa inedita, per avvicinare il pubblico meno abituato a frequentare le sale di mostre e musei al mondo di Van Gogh”, che si propone come “prologo spettacolare della mostra che la città dedicherà al grande artista olandese" in ottobre.

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Van Gogh, autoritratti

I quadri più noti al grande pubblico si alternano in movimento su giganteschi pannelli, disposti in maniera asimmetrica, offrendo una rapida visione ravvicinata dei dettagli, mentre sul pavimento una proiezione interat- tiva attira i bambini a rotolarsi e a toccarla per modificarne le immagini.
L'ambiente crea una immersività coinvolgente, favorita dalla grandissima misura che acquistano i quadri proiettati, dalla loro replica in parti diverse dello spazio e dal movimento che li anima.

I colori retroilluminati
Il percorso inizia con la proiezione delle prime opere, eseguite da Van Gogh nei colori scuri e terrosi, cupi e 'sporchi' della povertà, ritratta quando era missionario presso i minatori (1885).
Poi improvvisamente la tavolozza assume le tonalità chiare e luminose della pittura en plein air di Parigi dove, come scrive al fratello: “L'aria francese libera il cervello e fa bene, un mondo di bene»: qui Van Gogh sperimenta quelle tonalità che stavano appassionando i pittori dell'epoca e che in mostra avvolgono gli spettatori in festosi e fiorenti paesaggi naturali.

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Notte stellata

Ma il grande cambiamento avviene quando sceglie di accostare tra loro i 'colori complementari' di cui tanto si stava discutendo e sperimentando in ambito artistico, dopo la pubblicazione degli studi cromatici di Michel Eugène Chevreul. Il chimico francese aveva infatti pubblicato nel 1839 I Principi di Armonia e contrasto di colori e la loro applicazione alle Arti, in cui aveva dimostrato come “se si accostano due colori complementari, l'aura di uno rafforza quella dell'altro aumentandone la luminosità”. Van Gogh da allora abbina spesso i colori complementari (oggi detti “colori opponenti”) per conferire alle sue composizioni forza ed energia: i blu e i violetti con i gialli, gli arancioni e i rossi con i verdi, stesi con pennellate vigorose e sinuose che, nelle veloci proiezioni in movimento, colgono fuggevolmente.La nuova sensibilità cromatica lo spinge verso il mezzogiorno della Francia “dove c'è più colore, più sole”, di cui in mostra è proiettata la famosa Camera di Vincent ad Arles (1889), i cui colori sono così descritti da Van Gogh stesso nella lettera al fratello: ”I muri lilla pallido; il pavimento di un rosso qua e là rotto e sfumato; le sedie e il letto giallo cromo; i guanciali e le lenzuola verde limone molto pallido; la coperta rosso sangue, il tavolo da toilette arancione; la catinella blu; la finestra verde”.

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Girasoli

In mostra non manca neppure uno dei Girasoli in vaso (1889) conosciuti dal grande pubblico, dipinti dall'artista con un tripudio di giallo che ha fatto supporre che la retina del pittore fosse alterata dai medicinali assunti durante il suo ricovero nell'Ospedale Psichiatrico; né manca la famosa Notte stellata (1889) che Van Gogh rappresenta: “Come se il cielo, passando attraverso i suoi gialli e i suoi azzurri, diventasse un irradiarsi di luci in moto per incutere un timor panico agli umani che sentono il mistero della natura”.
Il contrasto violento tra i luminosi gialli del frumento e il blu indaco scuro del cielo, reso drammatico dal nero degli uccelli chiude la mostra, è il doloroso ultimo quadro che Van Gogh dipinge prima di togliersi la vita: Campo di Grano con Corvi (1890).

I laboratori per bambini e adulti
La mostra, che registra un vivo interesse e successo di pubblico, è animata da un ricco calendario di iniziative: a partire dal workshop di Cristina Ottonello per la costruzione di fiori luminosi realizzati da bambini con più di 6 anni, ad Artist’s Night, dove personaggi del mondo dello spettacolo e studenti dei licei artistici milanesi interpretano su carta le opere del pittore, da ”Van Gogh Alive_Lab”, un laboratorio di disegno a carboncino rivolto a giovani artisti, ad “Artist’s Night” aperto nelle ore serali, dal video degli studenti dello IED alla performance Visioni danzanti della coreografa Ariella Vidach, dal Concerto dell’Under 13 Orchestra della Ricordi Music School al Laboratorio per bambini di Francesca Valan, dove vengono interpretati e “suonati” i colori” delle opere proiettate.

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"Corvi" di Van Gogh, utilizzato da Kurosawa nel film "Sogni"

Il linguaggio multimediale e l'arte
Non è la prima volta che vediamo le opere di Van Gogh proiettate: nel magnifico film di Akira Kurosawa Sogni (1990) il protagonista dell'episodio Corvi, Martin Scorsese nella parte di uno studente di Arte, entra letteralmente nei quadri alla ricerca del pittore, li percorre e li attraversa sino al campo di frumento, dove il volo concitato dei corvi annuncia lo sparo, offrendo allo spettatore un'intensa emozione del connubio artistico tra il linguaggio cinematografico e quello pittorico.
Il pubblico è certamente abituato alla presenza delle tecnologie digitali nel campo dell’arte, alle visite virtuali ai musei e alle ricostruzioni tridimensionali e animate di architetture e monumenti anche scomparsi, proposte dai documentari; tuttavia la sostituzione delle opere originali – a mio parere – andrebbe fatta con una riproduzione non solo nitida e fedele nei dettagli, ma anche nelle dimensioni e nei colori. Come reagirà un pubblico non specialistico alla vista diretta dei piccoli quadri di Van Gogh dopo questa rutilante visione luminosa, sonora e multimediale?

La scienza al servizio dell'arte

Roy Berns.

Roy Berns.

Molto interessante è l'uso del digitale nel lavoro coordinato da Roy Berns, Professore in Scienza del Colore e direttore del Laboratorio Munsell di Rochester (NY), che ha lavorato su alcuni quadri dell'artista olandese su incarico del Museo Van Gogh di Amsterdam.Impiegando diverse tecniche di analisi dei colori (immagine multifiltro tricromatica, prelievo di pigmenti simili, modello di vernice di miscelazione e una macchina brevettata per ricavare matematica- mente informazioni sul colore, la topografia di superficie e la brillantezza del dipinto), Berns ha simulato l'esatto cromatismo di alcune opere. Tra queste La camera di Vincent ad Arles e Notte stellata, oggi sbiadite o alterate per l'esposizione alla luce e all'aria dei pigmenti sintetici usati da Van Gogh e allora ancora non ancora completamente stabili: basti pensare che le pareti della camera erano originariamente di colore lilla chiaro e oggi appaiono celesti.
Questo connubio di scienza e arte, che Berns chiama "ringiovanimento digitale", ha interessanti applicazioni: consente di produrre immagini ad alta definizione per la documentazione, la conservazione e l'archiviazione dei dipinti e di esporre la fedele riproduzione delle opere, in grandezza naturale e con gli esatti colori originari, senza sottoporle a pericolosi trasferimenti.
Inoltre il pubblico conosce le opere nella loro esatta riproduzione, se pur digitale.

Una mostra su "Van Gogh. L'uomo e la Terra" sarà presente dal 18 ottobre 2014 al 8 marzo 2015 a Palazzo Reale, Milano