Quando la personal shopper è medium

Quando la personal shopper è medium

di Manuela Pompas. Un film che unisce vari generi, il thriller, con spunti psicologici e medianici (o meglio, spiritici, con un approccio di vecchio stampo), ma anche una storia d'amore abortita. Che solleva domande senza risposte. Noioso.

regia: Olivier Assays
interpreti: Kristen Stewart, Lars Eldinger, Sigrid Bouaziz
Premio in ex-equo per la miglior regia a Cannes 2016

All'inizio del film Maureen (Kristen Stepersonal shopperwart), una giovane americana che lavora a Parigi come personal shopper - con l'incarico di scegliere i vestiti ideali per una star esigente di nome Kyra, che lei detesta - entra in una villa disabitata, per vedere se riesce a comunicare con l'amato fratello gemello Lewis, dotato di poteri medianici e da poco scomparso, per lenire il dolore della sua perdita. E qui il regista usa tempi lentissimi (e noiosi) per creare suspense, insieme a misteriosi rumori - che nello scorrere della pellicola diventano chiaramento l'alfabeto usato nella tiptologia (dopo che allo spettatore viene spiegato questo linguaggio usato anche da Victor Hugo, appassionato spiritista) - e strane apparizioni simili a ectoplasmi... fenomeni spiritici molto in voga tra la fine dell'800 e l'inizio del '900 e quasi scomparsi, grazie a una maggiore coscienza e la capacità di canalizzare le entità defunte senza bisogno di questi fenomeni quasi da baraccone. Quindi mi sembra del tutto inopportuno paragonare questo regista a Hithcock, vero maestro della suspence.
Il film, sempre molto lento, si serve di una trovata che potrebbe essere geniale se fosse stata usata meglio, attinta a Ghost: Maureen riceve messaggi e inizia una conversazione botta e risposta sul cellulare con uno sconosciuto che all'inizio crede essere il fratello ("Ti sto guardando", "So dove sei", Che cosa ti spaventa?", "Fallo"), un collloquio morboso e ossessivo che dura troppo a lungo.
Poi un delitto, autoerotismo, abiti e gioielli firmati presi per Kyra nei migliori negozi di Parigi e Londra, con una parentesi in Oman. Mentre lei continua a cercare il fratello, ma non sa se credere all'aldilà e tantomeno alla sua medianità. Per cui, nonostante i fenomeni di apporti, bicchieri che volano da soli, rumori che sembrano rispondere alle sue domande, il film si chiude senza un finale. Anzi, con un interrogativo che reitera quello degli studiosi dell'800: ma si tratta di medianità o di psichismo, in cui i fenomeni sono prodotti dalla mente umana?
Giudicato un film controverso e sorprendente (qualcuno cita, oltre a Hithcock, anche Dario Argento e Kurosawa), è per me noioso, con una suspence creata dai tempi lunghi, dalle ombre e dai rumori. E non ho trovato neanche seducente il dolore dei personaggi che hanno sperimentato in modo differente la morte, la solitudine, l'incomunicabilità.
Bravissima però l'interprete, Kristen Stewart, l’ex vampira di Twilight, capace di compiere una trasformazione, da ragazzina ribelle, trasandata, sempre un po' assente, con abiti casual - come se odiasse le cose belle che procura a Kyra - a donna elegante, seducente e trasgressiva.
Da non vedere