Come usare la paura nei sogni

Essere in sogno

Come usare la paura nei sogni

di Roberto Brancati. La paura, nella sua accezione evoluzionistica, è una necessaria risposta a ciò che è ignoto e potenzialmente dannoso. Ma nel racconto onirico più farete attenzione alla paura e meno ne sarete passivamente sopraffatti.

Ben ritrovati, viaggiatori nel sogno. Voglio ringraziarvi per la splendida opportunità che vi date e mi date di permanere per qualche minuto nella terra di mezzo che è l’indagine sull’attività onirica. Questa captatio benevolentiae è una genuina e delicata premessa all'elettrico tema anticipato nell’ultima puntata, ovvero la paura nei sogni: come possiamo volgere a nostro vantaggio una caratteristica della nostra personalità che spesso è soltanto un limite? Come può la paura essere messa al servizio dell'acquisizione di coscienza e creatività?

Dal palcoscenico ai sogni lucidi
Nel nostro viaggio nel regno delle ombre abbiamo visto, come Dante all'inferno, che anche dalle regioni più buie e misteriose del nostro essere si possono trarre spunti e insegnamenti per trasmutare energie bloccate o disperse in nuove e potenti risorse da investire a nostro vantaggio.
Avendo maturato una ricca e felice esperienza come teatrante di professione, e nella fattispecie come tecnico e responsabile della produzione di costumi di balletto, prosa opera, ecc.., ho appreso l’attitudine a non buttare via nulla. Questa modalità mi è stata insegnata dalla mia nonna, indiscussa maestra nel settore che, consapevole delle tante e tali variabili che la realizzazione di abiti immaginati porta con sé, mi ha permesso di imparare la disciplina della predisposizione, della scelta misurata e dell’ordine dei materiali necessari, nel rispetto per il progetto artistico e per il suo ideatore nonché l’amore per la trasformazione dei tessuti in oggetti d'artigianato quasi pensanti.

William Blake. Newton.

È infatti molto facile in questo ambito scivolare nell'entusiasmo e nella febbre creativa, perdendo così di vista l'estrema complessità e gli elevati costi che i pezzi unici hanno. Nel campo della traduzione di bozzetti in costumi teatrali è richiesta una grande fermezza e una inattaccabile severità per evitare di confondere le proprie tensioni con le esigenze della produzione. Bisogna quindi saper spendere tutto (se stessi e le risorse destinate) con grande rigore e condurre i lavori con ferma umiltà, polso adeguato e sobrio trasporto.
In questo contesto di ottimizzazione progettuale delle risorse è cresciuta e si è sviluppata la mia attività di ricerca sul sogno lucido. Recentemente ho chiarito e condiviso la distinzione tra Sogni e Desideri espressa nelle precedenti pagine di Karmanews e questo fondamentale discernimento è avvenuto anche grazie all'ambiente teatrale: nella sua fase di studio e di concretizzazione, il teatro è infatti un luogo dove il desiderio di trasmettere una visione (quella registica) è l'indiscusso e indispensabile tiranno del sistema nel quale si agisce. Il sogno invece è qui, rispetto al desiderio, il cigno nero e imprevedibile. Si veda a riguardo il film Black Swan di Darren Aranofsky (Usa, 2010), che analizza e presenta i lati contrastanti della personalità umana laddove i confini tra reale e immaginato sfumano.

Il sogno, un luogo previlegiato
Essendo l’attività notturna componente integrante della vita, ho ritenuto e ritengo opportuno darle la stessa rilevanza, se non addirittura una maggiore, rispetto all'esperienza condotta in stato di veglia. Questo perché ho notato e annotato che spesso le decisioni che venivo prendendo durante il giorno seguivano logiche addominali che, sfuggendo al controllo della mente razionale, sfociavano nel campo degli impulsi, dell’emotività, delle reazioni istintive.

Nel film "Somnia" gli incubi di un bambino prendono vita.

Notato questo divario-di-velocità tra il tempo in cui un pensiero è definito e portato al timone delle azioni e il tempo in cui una pulsione raggiunge la stanza dei comandi e decide da che parte muovere il corpo, ho trovato nella riflessione sui prodotti onirici un luogo privilegiato di studio ove leggere con la meritata calma ed attenzione i messaggi cinematografici che l’energia vitale consegna generosissima al mare del sogno. E tramite esso al campo della coscienza di veglia.
Ho inoltre notato che, per specularità, questo percorso di apprendimento sogno-veglia è agibile anche a ritroso qualora si riescano ad intercettare i segnali istintivo-emotivi che il fisico rilascia durante le esperienze quotidiane: così come i vizi, le manie e le abitudini disfunzionali, anche le fobie diventano quindi una miniera di informazioni, che un'attenzione allenata alla critica costruttiva può utilizzare per correggere le deviazioni e gli eccessi che la allontanano da una stabile salute psicofisica. Le suddette disfunzioni si manifestano chiaramente anche in sogno. A questa teoria di correlazione tra stati percettivi ho dato il nome di "Reatroattività del Sogno Lucido".

La paura come risposta necessaria

Johann Heinrich Füssli. L'incubo.

Il discorso sulla velocità è fondamentale per poter affrontare il tema della paura senza che questa pulsione prenda il comando e allontani l’attenzione dall’indagine drenandone l’energia in ansie, preoccupazioni, disagio (la risposta "flight" - scappa - al pericolo). , un meccanismo che interviene laddove il senso del pericolo non riceve risposte esaurienti dalla centrale senziente e quindi amplifica il suo monito, riportando infine alla memoria dolore provato in passato, a mo’ di dissuasore o deterrente. Mi sento quindi di ipotizzare che la paura sia un tipo di memoria muscolare che interviene laddove la psiche, distratta da altre attività immaginali, lascia il fianco scoperto al fisico che intanto muove nella dimensione materiale. Non è quindi detto che la paura sia sempre necessaria; anzi, una volta appreso il modo corretto in cui compiere i propri passi in un certo ambiente, risulta inutile e quindi dannoso un investimento energetico in tensioni protettive che non hanno ragione di essere. Infatti una cosa è fare serenamente attenzione a ciò che si compie mentre lo si compie, un’altra è l’essere in ansia per ogni potenziale avvenimento. Il nuovo paradigma basato sulla presenza di spirito potrebbe, oltre che evitare emorragie energetiche, addirittura rendere l’esperienza dell’imprevisto una meravigliosa avventura. Altro che "chi lascia la strada vecchia per quella nuova..."!

Trasformare il terrore
Da quanto detto risulta quindi che la paura sia utile solo nei primi moti di crescita e potrebbe essere seguita presto e naturalmente da una sana ed equilibrata prudenza. Sta di fatto però che fino a che la carica educativa del terrore non si è esaurita, si rende necessario farci i conti per trasformarla con dedizione e pazienza in moderazione. Un prezioso esercizio a questo scopo consiste nel fare attenzione a quando, nella vita di tutti i giorni, si prova paura e perché. Sarà stupefacente accorgersi che il più delle volte il terrore sopraggiunge in quanto frutto dell'immaginazione o del ricordo di qualche avvenimento traumatico. Il porre la luce della presenza mentale sulle pulsioni più rapide e irrazionali aiuta enormemente nel diluire l'investimento di difesa in una maggiore quantità di coscienza, dando origine ad una soluzione meno densa e più facilmente digeribile. Per simmetria si può utilizzare la sensazione della paura anche in sogno: più farete attenzione alla paura e meno ne sarete passivamente sopraffatti. Quando vi capiterà di venire sorpresi dal panico sarà facile accorgervi che starete sognando, poiché il potenziale che la consapevolezza riesce ad arginare ha invece maggiore libertà laddove i guardiani della mente sono depotenziati ovvero nel sogno. Avere paura sarà quindi un utilissimo marker mnemonico o indizio onirico che vi suggerirà di prendere coscienza di stare sognando; una volta lucidi in sogno potrete dialogare con la vostra paura e domandarle la sua origine nonché il suo progetto evolutivo ovvero cosa vuole insegnarvi.
Se invece sarete già svegli potrete interrogarvi opportunamente sull'utilità che la paura provata porta con sé e trasformarla in attenzione e misura. Non solo quindi combatti-o-scappa (fight-or-flight): nel mondo virtuale in cui siamo immersi è opportuno domandarsi se la paura che si prova sia autentica oppure figlia di un'illusione. Ecco che il timore diventa un alleato della psiche e una nuova sfumatura sulla tavolozza dei test della realtà. Chi ha esperienza di sogni lucidi sa che la trasformazione dell'impulso alla fuga in slancio al prendere il timone di ciò che ci accade, anche se compiuta in sogno, è una pratica che ha il potere di ingigantire i muscoli della volontà, di far fermentare la fiducia nei propri mezzi e di amplificare la chiarezza mentale in maniera sorprendente.
Auguro così a tutti di avere avuto paura, ma soprattutto di avere avuto il coraggio accorgersi e ammettere di averla provata, di avere quindi la presenza di spirito per rispondere a questa maestra di vita con magnanimità e riconoscenza: dicendole affettuosamente addio senza esserne più vittime impotenti ma dapprima cauti osservatori, poi fedeli complici e infine ma presto attente domatrici ed abili cavalieri.