I multiversi e… le chiavi di casa

Strane situazioni quotidiane

I multiversi e… le chiavi di casa

di Franco Bianchi. Spesso ci accadono cose strane e difficilmente spiegabili, che accantoniamo per non approfondire certe spiegazioni al limite del credibile. Analizziamo un paio di fatti collegati alle chiavi di casa, facendoci aiutare dalla fisica quantistica

A volte ci accadono cose curiose e strane, anzi molto strane. Cito un paio di esempi che mi hanno visto protagonista e che potrebbero riguardare anche voi.
Rientro a casa a sera inoltrata e come mia abitudine chiudo la porta di casa a chiave e la metto sul tavolo all’ingresso. Premetto che vivo solo e non ho alcun animale domestico. Al mattino seguente, dopo aver consumato una frugale colazione, esco di casa, ma le chiavi non sono sul tavolo sul quale le avevo appoggiate, anzi non le trovo in alcun posto. Avverto una strana e leggera sensazione che qualcosa è diverso, c’è un fastidio, un disagio. Decido di utilizzare le chiavi di scorta ed esco di casa. Il disagio scompare nel corso della giornata ed il lavoro mi assorbe facendomi dimenticare l’episodio. Alla sera, al mio rientro a casa, ecco le chiavi comparire esattamente dove ritenevo di averle appoggiate la sera precedente.

Secondo esempio. Una sera una mia amica cerca le chiavi di casa nella sua voluminosa borsa senza trovarle. Svuota la borsa, arriva perfino a rovesciarla sul tavolo senza risultato. Io mi assicuro personalmente che la borsa non abbia tasche nascoste o buchi nella fodera, ma le chiavi sono sparite. Siamo a casa sua e dopo un po’ va a dormire. Il mattino seguente, appena sveglia, apre la borsa e le sue chiavi fanno capolino in cima a tutto il contenuto della borsa stessa.
Naturalmente il fatto che entrambi gli esempi abbiano in comune le chiavi non è indicativo né obbligatorio, sono solo esempi pescati dal mazzo delle opportunità. Ma come potremmo decifrare questi curiosi episodi?

La teoria del multiverso
Una prima facile analisi proviene dalla psicologia: il nostro cervello, a volte, gioca brutti scherzi, non facendoci vedere oggetti che sono esattamente sotto il nostro naso. Potremmo invocare della disattenzione, una mente concentrata su altri pressanti pensieri. Ma potrebbero esserci anche altre e più incredibili spiegazioni?
La fisica quantistica ci suggerisce ipotesi al di là del credibile, ma possibili. In particolare teorizza la presenza non di una sola realtà, bensì di molteplici: quante? Parecchie, per ora. Anzi, le teorie si spingono più in là: dicono che prima che un evento accada, esistono contemporaneamente più possibilità, tante quante sono gli esiti possibili di quell’evento: questo fatto viene definito la teoria del multiverso ed è sostenuta da esimi fisici tra cui Stephen Hawking, Brian Greene, Max Tegmark e Michio Kaku.
Nel dettaglio si suppone che l’universo, inteso come tutto ciò che possiamo pensare esistere, è frutto di un gran numero di realtà possibili che sono presenti tutte nello stesso momento, in quanto il tempo non esiste. Alcune di queste realtà sono molto dissimili tra loro, altre al contrario differiscono per pochi dettagli anche trascurabili. Per esempio potrebbe esistere una realtà che differisce da quella che conosco solo per il fatto che mi sono ammalato di broncopolmonite, oppure ho preso due lauree, o manifesto l’abitudine di vestirmi di giallo. Dunque un gran numero di mondi all’interno dei quali ognuno segue una sua strada ed una sua propria evoluzione.

Interpretazione dei nuovi mondi

Erwin Schroedinger (1887-1961).

Ma i fisici, come accennato sopra, sono andati ancora più in là ed hanno ipotizzato teorie ancora più estreme di cui si può parlare liberamente senza essere scambiati per pazzi. Una di queste viene definita, dalla fisica quantistica, interpretazione dei nuovi mondi.
In pratica quando stiamo prendendo una decisione, ciò che osserviamo è solo una delle possibilità esistenti, che percepiamo perché cade sulla linea temporale che conosciamo, nella quale ci sembra di vivere. Esiti di nostre azioni differenti esistono in altre ulteriori dimensioni, ma non avendo la possibilità di osservarli possiamo solo, al momento, teorizzarli. Tutto ciò non vuol dire che siano inesistenti.
Per complicare ulteriormente l’argomento è celeberrimo l’esperimento conosciuto come paradosso del gatto di Schrödinger (più sotto in dettaglio) nel quale, prima di effettuare una certa prova di laboratorio, un gatto, posto all’interno di una scatola ed esposto alla prova con radiazioni e cianuro, era contemporaneamente vivo e morto.

Questo famoso fisico sosteneva – come afferma la fisica quantistica di Copenhagen di Bohr e Heisemberg - che non solo esistono mondi paralleli, ma che a volte queste realtà si incrociano, si sovrappongono in un unico entanglement (cioè intrecciato) quantistico. Vale a dire che si doveva considerare non diversi mondi, ma in realtà uno solo fatto di molteplici realtà intersecanti ed interagenti tra loro. Tuttavia l’osservazione finale del fenomeno tende a mostrare un solo risultato: il gatto poteva essere esclusivamente o vivo o morto, obbligando tutta una serie di azioni preventive ad assumere una certa direzione e contraddicendo il postulato di partenza delle diverse possibilità contemporanee.

Viviamo contemporaneamente in realtà parallele?
Comunque sia, qualunque nostra scelta effettuata in ogni possibile istante andrà a creare una realtà differente, seguendo una facile legge di causa ed effetto che in Oriente è sintetizzato con la parola karma, mentre in Occidente la chiamiamo terzo principio della dinamica di Newton, di azione e reazione. Fondamentale è essere coscienti che in ogni istante ciascuno di noi possa modificare, anche profondamente, la propria vita: per la fisica quantistica il non farlo è un non-senso, ovvero il mantenere sempre le stesse decisioni, le stesse idee o abitudini è un assurdo. Sarebbe come se tutte le sere ci recassimo in un fornitissimo ristorante nel quale ci offrissero centinaia e centinaia di pietanze di ogni tipo e noi scegliessimo ogni sera sempre la stessa minestra.

Il fisico Michio Kaku, che si è dedicato allo studio delle interazioni tra le stringhe.

Riepilogando: i fisici ci dicono che esistono diverse realtà, nello stesso istante, in differenti livelli e che queste realtà a volte si intrecciano. Possiamo porre un ulteriore azzardo? Possiamo cercare di inserire qui le nostre chiavi che sono apparse e scomparse in diversi momenti? E se la spiegazione fosse che, chissà come, siamo passati in mondi paralleli, molto simili, ma differenti per alcuni dettagli come potrebbero essere le chiavi e che poi siamo rientrati alla base ritrovandole?
Questa spiegazione, al limite del credibile, spiegherebbe il fenomeno del dejà-vu e dei ricordi di altre vite o reincarnazioni che, a questo punto, avrebbero il dono della contemporaneità e non seguirebbero un ordine cronologico: sarebbero percezioni differenti di realtà contemporanee, non ricordi ripescati chissà dove: l’Akasha. Troveremmo anche la spiegazione di contrazioni temporali, ovvero fatti accaduti in un tempo non realisticamente possibile, come un viaggio in auto effettuato in metà del tempo occorrente.

Il fisico Stephen Hawking, noto per i suoi studi sui buchi neri.

Ma di questo ne parleremo in un altro articolo. Anzi, se avete vissuto episodi simili scrivetemi i dettagli.
Per passare da una realtà ad un’altra parallela avremmo bisogno di passare attraverso dei portali multidimensionali. Dove sono ubicati e come fare per varcarli? Sono certo che in una realtà così complessa ce ne siano numerosissimi: a parte i buchi neri, presenti sia nel macro come nel microcosmo, ci sono anche i chakra. Come varcare questi stargate? Qui, per ora, termina la fisica quantistica e si aprono le porte delle energie sottili, della meditazione e delle percezioni extrasensoriali.

Approfondimento: il paradosso del gatto di Erwin Schrødinger
Schroedinger fece questo esperimento nel '35 per dimostrare i limiti della fisica quantistica, elaborando questo paradosso in modo assolutamente teorico.
Si posizioni una sostanza radioattiva in un contatore Geiger collegato a un martelletto che si azionerà solo nel momento in cui dovesse avvenire, qualora ciò accadesse, il decadimento della sostanza radioattiva prescelta. Tale decadimento avviene con emissioni radioattive permettendo così il passaggio da un livello di instabilità ad uno di maggiore stabilità. Nel caso il martelletto andrà a rompere la fialetta di cianuro che andrà a saturare una scatola d’acciaio rigorosamente chiusa per la durata di un’ora e all’interno della quale è stato collocato un gatto. Siccome c’è una probabilità su due che l’atomo decada in quell’ora, abbiamo le medesime possibilità, trascorso tale tempo, di trovare il gatto vivo o morto. Per la fisica quantistica l’animale è contemporaneamente considerato vivo e morto.
Critica. Seguendo la posizione della meccanica quantistica, quella “di Copenhagen”, finchè non osservo esplicitamente il comportamento dell’atomo radioattivo, ci troveremo in un momento di intreccio di realtà, cioè di sovraopposizione di stati: in quel periodo la sostanza radioattiva è tanto decaduta come il contrario. Rimarremo in questa situazione fino al momento dell’osservazione dell’esperimento, fatto che creerà il collasso della funzione d’onda che andrà a separare le due realtà che si erano intrecciate. Il paradosso, enunciato dallo scienziato, appare dal fatto che se l’osservazione rilevasse il gatto vivo e vegeto, significherebbe che tutto il sistema composto dall’emissione radioattiva, contatore, fialetta e gatto dovrebbero seguire uno stato unico e coerente, evidenza inaccettabile per il postulato di partenza.