Sean Shanahan: il corpo del colore

'SEVEN LAST WORD' ISPIRATE AD HAYDN

Sean Shanahan: il corpo del colore

La Galleria San Fedele di Milano ospita una personale dell'artista irlandese, “Seven Last Word”, in riferimento alla sinfonia di Franz Haydn “Ultime sette parole di Cristo sulla croce”, mentre nell'attigua chiesa di Santa Maria della Scala in San Fedele altre sue opere sono collocate nella cappella delle Ballerine, nella cripta e nel passetto

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Sean Shanahan (foto © Michael Oreal).

Sean Shanahan nasce a Dublino nel 1960, studia arte a Londra e Madrid, dove consegue un dottorato in pittura e in storia dell'arte. Fin da giovane ha un'attività espositiva che lo proietta sulla scena internazionale, contemporaneamente è invitato a tenere delle lezioni come visiting professor. Negli anni Novanta, dopo varie soggiorni in Europa e negli Stati Uniti, si stabilisce in Italia, dove tuttora risiede.
Invitato dalla Galleria San Fedele a lavorare a una mostra personale riferita a temi religiosi, Shanahan si è dedicato per più di un anno a un'opera liberamente ispirata a una sinfonia di Haydn sulle sette ultime frasi che secondo i Vangeli Gesù avrebbe pronunciato sulla croce, e ha composto una installazione formata da sette parti, che ha distribuito nei due piani della Galleria, con un percorso preciso che scandisce i tempi e le pause di una sinfonia cromatica.

Il monocromo
Nel secolo scorso l'invenzione e diffusione della fotografia ha svincolato l'arte dalla necessità di una pittura figurativa e realistica, spingendo alcuni artisti verso l'astrazione. Il passo successivo è stato di conferire al colore una valenza autonoma, che ha condotto alla radicalizzazione del monocromo assoluto. Monocromo che, a partire dal politico Quadrato nero su fondo bianco di Kazimir Malevič del 1915, ha conosciuto a partire dagli anni Quaranta varie interpretazioni: dalla pura attività percettiva alla contemplazione, dalla trascendenza alla spazialità, dall'esoterismo al neo-dada, dall'illusione ottica alla dissoluzione ambientale.
Sean Shanahan ne dà un'interpretazione fisica, impregnando la materia di colore fino a che diventi esso stesso sostanza e poi lo lo posiziona nello spazio in maniera tridimensionale. I suoi monocromi hanno dunque una fisicità sia in se stessa, sia nello spazio che occupano e in cui sembrano lievitare.

Colori per sette sonate
SHANAHAN.1.foto.Luca.Casonato.COPERTINANell'installazione Seven last word preparata per questa mostra l'artista si è ispirato liberamente al concerto Sette Sonate con una introduzione ed alla fine un Terremoto, che Franz Joseph Haydn compose nel 1787 per le celebrazioni del Venerdì Santo. Il musicista austriaco, definito 'padre della sinfonia', procedeva per scomposizioni e combinazioni e aveva ideato sette movimenti che iniziavano da un'introduzione lenta, evolvevano in uno sviluppo movimentato, per concludersi in un finale. Anche l'opera di Shanahan si articola in sette parti, che iniziano con una dimensione di sobrietà nella sequenza dei tre pannelli che aprono la mostra nello spazio del pianoterra della Galleria, per poi proseguire in un crescendo nel piano del soppalco e infine per concludersi nel percorso a ritroso e nella piccola opera collocata nella saletta laterale prima dell'uscita. I monocromi sono sospesi ad altezza d'uomo e fissati al muro di taglio e in sequenza, dipinti su pannelli di fibra di legno accoppiati (cm. 165 x 135), con un bordo lasciato a nudo nel colore del compensato, sagomato di taglio in sezione triangolare in modo da accentuare la tridimensionalità, mentre nella parte inferiore l'inclinazione quasi orizzontale del taglio lo nasconde alla vista.

Colori e suoni
C16D05 Sean ShanahanSappiamo che i colori oltrepassano il dato puramente visivo e scivolano in altri canali sensoriali attivandoli; già Goethe parlò di una stretta relazione tra colore e suono e Wassilij Kandinskij paragonò il giallo a un suono acuto, il rosso al rullo di tamburo, le tonalità più chiare del blu-azzurro al flauto, quelle più scure al violoncello, il blu profondo al contrabbasso. Più tardi Luigi Veronesi, pittore e musicista, cercò di dare a questo rapporto una verità matematica, trasponendo un codice nell’altro. Sean Shanahan però rifugge da una discorso narrativo o descrittivo, e si concentra sul rapporto tra il colore e la materia che lo assorbe fino a materializzarlo, la sua dimensione, la sua collocazione, la sequenza del percorso e le relazioni che i quadri si stabiliscono tra di loro e con lo spazio che li contiene, articolando un discorso di sensibilità astratta e autosignificante.

Una sinfonia cromatica
La sinfonia cromatica si apre con un'introduzione tripartita giocata su una variazione di tonalità acquamarina che virano, verso un verde corposo il primo e verso un azzurro silenzioso il secondo; mentre l'ultimo pannello, che è diviso verticalmente in due, è di un celeste morbido e polveroso. Colori freddi che corrispondono a una fase di tranquillo rallentamento e di serenità.

C16D05 Sean ShanahanPercorso lo spazio del pianoterra si supera la struttura che collega il piano terra all'ambiente soppalcato - dipinta a mano dall'artista con segni grafici a cuneo blu cobalto e rosa veneziano che trasformano i pilastri portanti in due croci - e si sale sulle scale, incontrando due note squillanti (cm. 180 x 30,5 ): un rosa peonia la prima che si intensifica nel rosa porpora della seconda. Dice l'artista: «Sulle scale ho messo uno squillo di tromba, perché la stonatura amplifica».
Nel piano soppalcato siamo accolti da un tranquillo verde oliva che dialoga con un rosa polvere, ovattato e carnoso, composto sul fondo dello spazio. Poi inizia il percorso a ritroso che passa da un verde alga a un sonoro e potente rosso cremisi che segna il movimento più esuberante e conclusivo; quindi sulle scale si incontrano nuovamente i fucsia il cui retro grigio si anima con nebbiosi riflessi rosati. Quindi si torna nel piano terra della Galleria, dove da un dolce lilla ametista si passa a un acquatico turchese pallido e si giunge infine a un viola genziana profondo e vellutato. Il percorso termina nella piccola saletta accanto all'ingresso, dove un carnoso e sommesso rosa pesca è rinforzato nel retro da un luminoso e voluttuoso fucsia: introduzione lenta, sviluppo movimentato, conclusione.

Opere permanenti
Nella chiesa di Santa Maria della Scala in San Fedele ha lasciato delle opere permanenti, come gli altri artisti che hanno esposto nella Galleria, per vedere le quali è necessario pagare un biglietto: nella Cappella delle Ballerine ha posto ai lati della due marmi, rispettivamente un rosa lieve e dolce, colore della divinità che si fa carne e un azzurro sommesso, colore iconico mariano; sul muro ha posto sei formelle di marmo incise con segni grafici e nel passetto che conduce alla zona centrale della Chiesa ha posto un wallpaper ottico che, insieme alle fasce oblique bicolori del pavimento, crea una effetto ottico di fuga prospettica e dilatazione dell'angusta strettoia. Infine nella cripta, i due colori dedicati alla Madonna sono ripresi ai lati della porta che conduce al tesoro.

Le foto della mostra sono di Luca Casonato