Si può cambiare il futuro?

Destino e libero arbitrio

Si può cambiare il futuro?

Il nostro futuro è stato scelto da noi stessi nella dimensione atemporale della Coscienza, prima ancora di nascere. Ed è sempre accedendo a quella dimensione che, istante dopo istante, possiamo cambiare il nostro destino.

Quanto ci capita è solo frutto di nostre scelte, nel bene e nel male.aldila.tunnel(1) Siamo responsabili di tutto ciò che facciamo e diciamo, di ogni nostra azione, lo sappiamo tutti. Ma siamo responsabili anche di ciò che ci capita, di tutto ciò sul quale crediamo di non aver esercitato una azione diretta.

Reincarnarsi per evolvere
Abbiamo scelto la trama della nostra vita ancora prima di nascere e qui, su questa Terra, giorno dopo giorno, istante dopo istante, ne scegliamo l’ordito. In quel periodo senza tempo, e in quel luogo senza spazio, che Whitton e Fisher (1986) chiamano Intervita, abbiamo scelto dove saremmo nati e quando, chi sarebbero stati i nostri genitori, le persone e gli eventi significativi della vita, nel bene e nel male. Perché dopo la morte e prima della rinascita, libera dai vincoli della materia, la nostra Coscienza - o se preferiamo non è azzardato chiamarla anima - ha avuto pieno accesso all’Akasha, al campo quantistico, ne è diventata parte integrante, o meglio ancora, ha recuperato la consapevolezza di esserlo. E in quello stato, da quella condizione privilegiata di accesso all’intero campo informativo, alla conoscenza totale, non è stato difficile scegliere quali eventi avrebbero dovuto segnare la nostra vita, quali prove avremmo dovuto affrontare, al fine di evolvere. Perché l’evoluzione è il solo motivo del ripetersi delle vite. Vita dopo vita, la nostra coscienza individuale, la nostra anima, si lega a un corpo e si ritrova a sperimentare l’esistenza nella materia.reincarnation.jpg1 Siamo in un certo senso imprigionati nel ciclico ripetersi delle vite, in quella che nel buddhismo, nell’induismo e nel brahmanesimo, viene chiamata la ruota del Saṃsāra. Ogni vita è un’occasione di crescita, di evoluzione. L’obiettivo è quello di sperimentare, di volta in volta, e di superare, i temi karmici che nell’Intervita ci siamo proposti di affrontare. E siccome il compito non è facile, e i temi karmici rispecchiano la molteplicità delle forme in cui il Principio Creatore (che Teosofi e Gnostici chiamerebbero monade) si esprime nella creazione, una sola esistenza non è sufficiente. Il tempo a disposizione in ogni vita non è molto e la nostra struttura fisica e cognitiva limita la nostra libertà di sperimentare. Così, l’unica possibilità che abbiamo per vivere ogni manifestazione della creazione è quella di cambiare corpo. È questo il significato della reincarnazione.

Scelte per la vita
Quindi, chi è stato a scegliere, tra tutti i futuri possibili, proprio quel futuro? Lo abbiamo scelto noi, assieme a quello che Whitton e Fisher, basandosi sui racconti di coloro che si erano sottoposti a ipnosi regressiva, hanno chiamato Collegio Giudicante.BuddhistWheelofLife.1 Il Collegio discute assieme all’anima gli episodi importanti della vita trascorsa, mettendo in evidenza i progressi e gli errori compiuti, ma senza condanna. Non ci sono colpe, non ci sono peccati: ci sono cose che fanno evolvere e cose che non fanno evolvere. Ogni incarnazione è un’occasione di apprendimento, un teatro sul cui palcoscenico è possibile sperimentarsi, mettersi alla prova. Proprio per questo motivo molti ipnotizzati, anche se non tutti, raccontano di aver progettato il copione della vita a venire insieme al Collegio durante l’Intervita, scegliendo così le prove da dover superare. Poi, prima di tornare sul piano terreno in un nuovo corpo, l’anima – dicono ancora Whitton e Fisher – attraversa una barriera eterica la cui funzione è quella di rallentare le sue vibrazioni. Allo stesso tempo, questo passaggio provoca l’oblio totale dell’aldilà. Una volta incarnati, il ricordo della meraviglia di quello stato, di quella condizione, non creerebbe che un senso di rimpianto e di nostalgia. E in più, renderebbe tutto inutile, vano. Sarebbe un po’ come sostenere un esame conoscendo già le domande. Lo supereremmo certo, ma così facendo sarebbe un’esperienze che porta crescita? Che fa evolvere? Quindi dalla nascita in poi, sulla trama che abbiamo fissato al telaio della nostra vita, tessiamo il nostro ordito. Sì, ma come?

Il potere delle credenze
Anche se non ce ne accorgiamo, noi comunichiamo costantemente col campo quantistico. E cosa comunichiamo? Fondamentalmente gli intenti, i pensieri, più o meno consapevoli, legati alle nostre emozioni. Come spiega giustamente Gregg Braden (2007): “È solo quando focalizziamo la nostra attenzione provando simultaneamente un sentimento verso l’oggetto della focalizzazione, che una realtà possibile diventa un’esperienza reale”.
Cosa vuol dire questo? Che il campo quantistico risponde alle nostre richieste, se inviate sotto forma di un “pacchetto” che contenga un intento e un’emozione. Psychology TherapyQuesto sembra essere l’unico linguaggio che il campo comprende - e di conseguenza al quale può rispondere - accontentando (o meno) la nostra richiesta. Ma c’è un problema: abbiamo una mente, che è ribelle, va dove vuole e tende a passare sempre dagli stessi percorsi (mentali), come l’acqua passa sempre attraverso i solchi tracciati dalle piogge precedenti. Ed è bugiarda, così finisce sempre per raccontarsi le cose che più le fanno comodo per far tornare i conti. Queste caratteristiche, delle quali c’è sicuramente poco da vantarsi, l’hanno portata, fin quasi dalla nostra nascita, a strutturare delle credenze, convinzioni molto forti circa noi stessi e il mondo, difficilissime da modificare e ancor più da eradicare. Le credenze ci raccontano di noi, di come siamo, di cosa sappiamo fare, di come gli altri ci vedono, del mondo in cui viviamo. Questa componente cognitiva delle credenze non rappresenterebbe un problema se ad essa non fosse legato un vissuto emotivo, un’emozione (ad esempio, alla credenza di essere un incapace potrebbe essere legata la vergogna). La credenza allora, porta con sé i due unici, indispensabili ingredienti per comunicare col campo quantistico: pensiero ed emozione. Il risultato è che comunichiamo costantemente al campo quantistico di creare la realtà promossa dalle nostre credenze. Se allora una delle nostre credenze è quella di essere degli incapaci, il campo creerà, costantemente su nostra richiesta, realtà in cui ci troveremo in difficoltà davanti a qualcosa, o a qualcuno, e proveremo vergogna di fronte ad altri, o anche solo a noi stessi (e come effetto secondario, la credenza si rafforzerà). Door Of OpportunitySe invece la nostra credenza è quella di essere ricchi (il che non si riferisce soltanto ai soldi), la vita continuerà a dare, a farci avere quanto ci serve, e vivremo gioia.

Il futuro si può cambiare?
Le credenze sono verosimilmente il pilota automatico che promuove il verificarsi di certe categorie di eventi nella nostra vita. Finché determinate credenze rimangono forti, la nostra vita ne subirà le conseguenze, negative o positive che siano. Cambiando credenza, cambierà il colore della nostra vita. Ma cambiare credenza equivale a modificare solo in parte l’ordito.
E la trama si può cambiare? Certamente alcune cose non possono essere modificate, come ad esempio nascere con una menomazione fisica, o nascere uomini anziché donne, o in India anziché negli Stati Uniti, e così via. Per questo motivo c’è da pensare che vi sia anche altro di immodificabile. Forse alcune tappe, o prove, della vita sono così importanti, indispensabili, per la nostra evoluzione e per quella degli alti da non essere modificabili né da noi né da altri.
In fin dei conti, se così non fosse, coi dovuti paragoni, Gesù sarebbe anche potuto andarsene dal Getsemani. Ma non lo ha fatto.

Per saperne di più
Francesco Albanese. Perché mi Capita? Alla ricerca del senso nascosto della vita. Editoriale Programma, 2015
Gregg Braden. La Matrix Divina. Un ponte tra Tempo, Spazio, Miracoli e Credenze. Macro Edizioni, 2009.
J.L. Whitton e J. Fisher. Dopo la morte, prima della rinascita. Armenia, 2005