I colori Pop di Andy Warhol

I colori Pop di Andy Warhol

“Andy Warhol. Una storia americana”: un altro artista americano a Milano, a Palazzo Reale, in rappresentanza del successo mondiale dell'arte Oltreoceano che, dopo la metà del Novecento ha sorpassato l'Europa diventando l'epicentro di ogni sperimentazione. Si tratta dell’esposizione – tra dipinti, installazioni, disegni e foto – di una parte della collezione composta da 160 pezzi di Peter Brant, amico di Warhol, editore della rivista Interview e curatore della mostra in collaborazione con Francesco Bonami.
Andrew Warhola nasce a Pittsburgh (Pennsylvania) nel 1928 da genitori immigrati dalla Slovacchia nella città dell'automobile, trascorre un'infanzia solitaria a causa della sua salute delicata, durante la quale sviluppa la passione per le riviste specializzate nei gossip delle celebrità e per i fumetti della casa editrice DC, creatrice di molti famosi super eroi. Si laurea in in Belle Arti e a 21 anni si trasferisce a New York, capitale mondiale della cultura e dell'intellighenzia occidentale, cambia il suo nome in Andy Warhol e diventa un apprezzato illustratore e grafico pubblicitario: impronta che manterrà nella W-Diamon-Dust-Shoessua ricca produzione artistica, sempre velata da una patina glamour.

Ogni soggetto può essere arte Nel 1952 tiene la sua prima mostra personale, esponendo quindici disegni basati sugli scritti di Truman Capote, lo scrittore dandy e omosessuale che dopo una terribile infanzia è diventato l'icona mondana dei salotti newyorchesi, anticipando nella scelta del soggetto quell'anelito di jet set che caratterizzò tutta la sua vita. Negli anni Sessanta inizia una prolifica e ossessiva produzione attingendo alla sua vasta esperienza pubblicitaria; prende spunto dal cinema, dai fumetti (Superman, Braccio di Ferro, Topolino, ecc.), dalle immagini che ritaglia dalla cronaca nera dei quotidiani, dagli oggetti prodotti in serie, componendo un catalogo di immagini-simbolo della cultura di massa americana e della sua euforia consumistica, anticipando l'avvento della “società dell’immagine”.

Il brand 'Warhol' Ben presto diventa il “Dalì americano” che - come l'artista spagnolo - conosce tutti i segreti della comunicazione e li usa per costruire il proprio personaggio di ostentata eccentricità che Warhol aureola con una parrucca d’argento, sfruttando la propria fama e creando di se stesso un “brand” riconosciuto a livello mondiale. E' aiutato, come altri artisti americani, dalla “International Organizations Division” voluta dalla CIA negli anni della guerra fredda come strumento di propaganda dedicato alla promozione della cultura e dell'immagine dell'America in Europa. La sua voracità di glamour, di successo e di danaro viene condivisa dallo star system che negli anni Settanta gli commissiona moltissimi ritratti divenuti attestazione di riuscita sociale: ne produce circa un centinaio all'anno, su richiesta da celebrities, aspiranti tali, aziende e pubblicità. Trasferisce le foto polaroidW-vote-mcgovern dai bianchi e neri molto contrastati sulla seta tesa del telaio serigrafico e ne stampa numerose copie su tele preparate con colori vividi, freddi e artificiali. E' molto interessante poter vedere il procedimento nell'opera Vote McGovern (1972) in cui ha serigrafato il ritratto del Presidente Nixon su un foglio di acetato e lo ha sovrapposto su un fondo dipinto. Vive in una sorta di 'comune' con amici, artisti, attori, modelle in uno studio al quinto piano di un loft newyorchese foderato con carta stagnola e vernice d'argento come la sua parrucca, chiamato Factory (fabbrica), dove ciascuno può esprimersi liberamente e dove chi vuole può intervenire colorando le sue numerose serigrafie seriali: ogni opera è stampata numerose volte, simbolo della riproducibilità e della commercializzazione dell'arte, in cui il processo artistico diventa processo industriale.

Stampe seriali I colori sono sempre brillanti e intensi – come quelli dei fumetti e della grafica pop - a volte sembrano emergere dal fondo scuro con una specie di luminescenza, altre volte sono illuminati da polvere di glitter, ricordo delle sue illustrazioni di calzature di moda. Le sue gamme cromatiche sono inusuali nel panorama dell’arte e diventano fonte di ispirazione per le nuove generazioni di artisti: Warhol usa colori shocking e toni fluo, accosta gradazioni sature di turchese al rosa-magenta tipicamente americano, dal verde menta o smeraldo al giallo energico, dall'azzurro pastello all'arancio vigoroso, dal rosso vino al verde bosco, al giallo zafferano e al blu Cina, esaltando i colori con corposi interventi di nero. Ripete lo stesso soggetto cambiando i colori e sperimentando diversi accostamenti, come nell'industria tessile dove ogni tessuto fantasia viene proposto in una serie di varianti di cromatiche. Dichiara: “Credo che tutti i quadri debbano avere le stesse dimensioni e gli stessi colori, in modo che siano intercambiabili, e nessuno pensi di avere un quadro migliore o peggiore. E se uno è un capolavoro, lo sono tutti. E poi anche se il soggetto è diverso si dipinge sempre lo stesso quadro”.

Tecniche ibride Fin dagli esordi della sua carriera sperimenta diverse tecniche pittoriche: acquerello, matite, inchiostro serigrafico, foglia d'oro, colori all'anilina, glitter, tempera, pigmenti sintetici e pigmenti metallici chW-Basquiate spesso mescola tra loro. Nella serie degli Oxidation painting del 1987 crea delle tele astratte e informali, molto diverse dalle altre opere, ossidando i colori con il rame e creando raffinati effetti iridescenti, ma la sua natura eversiva si manifesta nelle modalità con cui ottiene l’ossidazione: urina sopra le tele e invita i suoi amici, specialmente se ubriachi, a fare altrettanto, come facevano i tintori tessili per fissare i colori prima dell’avvento dei mordenti sintetici, raccogliendola nelle bacinelle poste sulla strada nei pressi delle tintorie e suddividendo la raccolta in 'bambino', 'adulto' e 'ubriaco'. Un esempio ibrido in mostra è il ritratto dell'amico Jean-Michel Basquiat (1982), realizzato con la fotoserigrafia su tela dipinta con colori acrilici e pigmento metallico disciolto da spruzzi di urina. Personalità onnivora e ossessiva, produce stampe, sculture, performance, musica, riviste (ha co-fondato Interview Magazine), lavora con MTV e nel 1980 fonda la “Andy Warhol’s TV”; avrebbe prodotto 600 film e quasi 2.500 video e una media di 100 quadri all’anno. Muore a cinquantanove anni, nel 1987, a seguito di un’operazione.