Kazimir Malevič: il colore suprematista

UNA MOSTRA SU MALEVIČ, ARTISTA INVISO AL REGIME SOVIETICO

Kazimir Malevič: il colore suprematista

La GAMeC – Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo - presenta una ricca retrospettiva dell'artista russo, curata dal Direttore Giacinto di Pietrantonio in collaborazione con Evgenija Petrova, del Museo Russo di Stato di San Pietroburgo

003-Malevic-Manifesto suprematismo Malevič è una ricca, documentata e articolata mostra (al GAMeC di Bergamo dal 2 ottobre al 17 gennaio) che permette di ripercorrere il travagliato percorso artistico dell'artista russo, dagli esordi simbolisti alla fondazione del Suprematismo, sino alle opere figurative degli ultimi anni con cui cerca invano di rientrare nell'ambiente artistico moscovita. Una retrospettiva che accanto alle sue opere più importanti, propone filmati d'epoca, icone antiche e quadri di artisti coevi che permettono un confronto diretto ed evidenziano la sua originalità.

Un'arte di contrasto alla tradizione
Kazimir Severinovič Malevič nasce a Kiev nel 1879. Della sua giovinezza si sa che nel 1906 si trasferisce a Mosca, dove studia arte, si interessa alle filosofie orientali, allo yoga, alle dottrine esoteriche diffuse nel suo ambiente e in particolare alla teosofia. 002-Malevic-mostra-PietroburgoPartecipa alle mostre dell'avanguardia ed entra in relazione con i suoi protagonisti. Dopo gli esordi simbolisti e cubo-futuristi ha una svolta drastica quando nel 1913 partecipa alla messa in scena dell'opera teatrale Vittoria sul Sole di cui disegna i costumi dei personaggi, riproposti dalla GAMeC con una spettacolare ricostruzione filologica, accompagnata da un filmato originale. Il Sole rappresenta per i personaggi della pièce l'obsoleta realtà terrena, il sentimentalismo e la logica conformista contro cui opporsi; la sua distruzione è l'azione che permetterà loro di uccidere il passato ed essere accolti in un mondo capovolto. Da questa esperienza Malevič elabora l'idea radicale che l'arte debba abolire la rappresentazione dell'esistente e dell'oggettività e sviluppare un linguaggio autonomo: principi che delinea nel saggio Dal Cubismo e dal Futurismo al Suprematismo. Il nuovo realismo pittorico.

Nero e bianco: il grado zero della pittura

004-Malevic-suprematismo

Malevič : "Suprematismo" (1915-1916).

Alla Seconda esposizione futurista di quadri 0,10 (zero-dieci) che si tiene a Pietrogrado Malevič partecipa con una serie di quadri suprematisti - come Suprematismo (1915-16) - in cui rettangoli, righe e croci sono composti con un ritmo obliquo e musicale su fondo bianco, simbolo della luce intesa come energia che rivela la forma, tra i vari colori il rosso conferisce accenti importanti di forza, ma è sempre il nero a dare vigore e sostanza alla nuova oggettività. Il nero è il colore assoluto nel famoso Quadrato nero su fondo bianco (1915), che rappresenta il grado zero della pittura figurativa, immagine e simbolo dell'opposizione alla luminosità rotonda del Sole: dalla sua forma elementare Malevič fa derivare per rotazione e distorsione tutte le altre (in mostra sono esposti anche Cerchio nero e Croce nera).
Scrive Malevič: “Il quadrato nero è l'embrione di tutte le possibilità che nel loro sviluppo acquistano una forza sorprendente. E' il progenitore del cubo e della sfera, e la sua dissociazione apporterà un contributo culturale fondamentale alla pittura (...). Forse il quadrato nero è l'immagine di Dio come l'essenza della sua perfezione”. Nel 1919 l'artista dipinge un'opera ancora più estrema, il monocromo Bianco su Bianco, che descrive come “Un volo verso la libertà, verso il bianco e l'infinito”; l'essenzialità e la purezza spinte fino al vuoto e al silenzio, silenzio che calerà anche sulla sua opera pittorica, interrotta per circa un decennio.

I colori aspri di un'umanità senza volto
Allo scoppio della Rivoluzione russa Malevič riceve una serie di incarichi, smette di dipingere, lavora nell'architettura, nell'urbanistica, nel design e si dedica a un'intensa attività teorica e didattica: è chiamato da Marc Chagall a insegnare pittura all'Istituto d'Arte di Vitebsk, dove assume un ruolo quasi messianico ed elabora un sistema dell'arte in cui sostiene l'inconciliabilità del visibile con la realtà suprema e afferma che la strada irreversibile verso la libertà spirituale assoluta è quella tracciata dal materialismo marxista.

Malevic: "Testa di contadino" (1928).

Malevič: "Testa di contadino" (1928).

I suoi metodi di indottrinamento, che risentono fortemente della sua propensione esoterica, creano attrito all'interno dell'Istituto, provocando la definitiva partenza di Chagall per l'esilio, mentre Malevič, sostenuto dalla maggioranza degli studenti, si trasferisce all'Istituto di cultura artistica Ginchuk di Pietrogrado.Quando negli anni Trenta Stalin stabilisce i dettami del realismo Socialista e instaura una rigida censura, Malevič, costretto a restare in Russia, torna alla pittura e crea una neo-figurazione astratta in cui personaggi senza volto dalle forme semplificate geometricamente sono ripresi frontalmente e dipinti con colori puri, accesi, contrastati, resi corposi dalla presenza del nero, spesso illuminati da un giallo intenso e tagliati da sciabolate di luce. I quadri emano energia e inquietudine, la sintesi estrema della forma ricorda i procedimenti tradizionali di pittura delle icone sacre filtrati da quella che lui chiama “la nuova ottica suprematista”, come in Testa di contadino (1927-29) che riprende l'iconografia cristologica delle icone. In Premonizione complessa il protagonista è ripreso di spalle, volto verso una casa rossa, soggetto che ritorna in altri suoi quadri, mentre il suolo è composto da righe orizzontali rosso, nero, giallo e blu, come se fosse visto in sezione. In Ragazze nel campo (1928-29) tre figure, nella forma di manichini, sono rivolte verso l'osservatore, senza volto, senza identità, senza neppure un colore distintivo, infatti sono attraversate da un bianco accecante che ne cancella una parte.

006-Malevic_Ragazze in un campo, 1928-29_0

Malevič: "Ragazze nel campo" (1928-1929).

Mentre in Tre figure femminili (1930) si immaginano tre età diverse nei manichini colorati a contrappunti di superfici piatte e cromaticamente intense, su un fondo a righe orizzontali.
Se pur piegato alle richieste del governo, il Suprematismo è ancora presente e riconoscibile nei suoi lavori. Tuttavia la sua arte è osteggiata dal regime che lo dichiara: “monaco pazzo che fa propaganda controrivoluzionaria a spese dello Stato” e nel 1930 lo incarcera per due mesi. Quando Malevič è rilasciato si arrende a realizzare una serie di quadri figurativi di impianto rinascimentale che rivelano la sua grande perizia tecnica. Ciò nonostante alla sua morte, nel 1935, subisce una vera e propria 'cancellazione' da cui verrà riscattato solo agli inizi degli anni Novanta, dopo il disgelo con i Paesi sovietici.